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L’INMP per la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato - 27 settembre 2020

L’INMP per la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato - 27 settembre 2020

Domenica 27 settembre si celebra la 106ma Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Istituita dalla Chiesa cattolica nel 1914 come segno di attenzione agli emigranti italiani nel mondo, nel 1973 divenne la “giornata nazionale delle migrazioni” e oggi, a livello mondiale, la giornata è rivolta ai migranti e ai rifugiati. Ogni anno il Papa dedica il messaggio della giornata a un particolare aspetto delle migrazioni e quest’anno è stato scelto il tema delle persone costrette a “sfollare” anche all’interno del proprio Paese o a spostarsi in quelli limitrofi, a causa di conflittualità, emergenze umanitarie, sconvolgimenti climatici. Una giornata dedicata a tutti coloro che sono “costretti a fuggire”.

Le migrazioni, interne ed esterne, causano di fatto l’aumento del numero di persone sfollate, e questo potrebbe aggravare preesistenti fragilità in chi si sposta - ma non solo - perché la loro presenza potrebbe peggiorare situazioni di vulnerabilità esistenti nei luoghi di accoglienza. In tal caso, lo sfollato si troverebbe fra due fuochi, con le conseguenze esistenziali immaginabili.

Alle attuali cause della migrazione, si è aggiunta anche la pandemia da COVID-19, che ha colto di “sorpresa” tutti i Paesi, ricchi e poveri, ed ha aumentato gli spostamenti di popolazione sia interni che esterni, soprattutto tra i Paesi più svantaggiati da un punto di vista socioeconomico. In molti di questi Paesi, colpiti dalla pandemia, mancano strutture sanitarie adeguate a rispondere ai bisogni minimi di chi è in difficoltà, esasperando situazioni già drammatiche.

La crisi sanitaria ancora in corso, a causa della gravità e dell’estensione geografica raggiunta, ha ridimensionato altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone, ma “non è questo il tempo della dimenticanza. La giornata delle migrazioni deve servire da stimolo, per ricordare che esistono centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini che si sono trovati a vivere e tuttora vivono esperienze di precarietà, abbandono, emarginazione e rifiuto, anche a causa del COVID-19. I migranti, gli sfollati, gli emarginati non sono meri “numeri”, ma persone come noi, ed è necessario incontrarle e conoscerle, sfatando paure e falsi pregiudizi, per arrivare a comprendere, per esempio, che la precarietà sperimentata durante il processo migratorio è un elemento costante della loro vite. L’occasione dovrebbe farci riflettere su come sia importante l’accoglienza di queste persone e la comprensione dei loro drammi e servirci da leva per sperimentare la vera carità, non solo cristiana, ma anche laica, per dare un futuro di dignità a queste popolazioni e assicurare un futuro dignitoso alle nostre.

L’INMP - Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà è Centro di riferimento della Rete nazionale per le problematiche di assistenza in campo socio-sanitario legato alle popolazioni migranti e conosce bene, nello svolgimento delle proprie attività, di assistenza, ricerca e formazione, quanto sia importante comprendere l’Altro, specie chi arriva da fuori ed è spesso costretto a vivere in condizioni di estrema precarietà. “Con il suo impegno quotidiano e il suo modello socio-assistenziale integrato di presa in carico delle persone più fragili e svantaggiate, tra cui migranti, rifugiati, profughi, minori stranieri accompagnati e non - afferma la Dott.ssa Mirisola, Direttore Generale dell'INMP - il nostro Istituto si pone l'obiettivo di rappresentare, a livello istituzionale, quello “spazio dove tutti possono sentirsi chiamati” auspicato da Papa Francesco”.

La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato deve altresì costituire un’importante occasione di incontro e riflessione che possa coinvolgere chiunque voglia contribuire alla costruzione di una società più accogliente e inclusiva, una società più equa. Ed è proprio l’equità nella salute il faro dell’agire dell’INMP. “Nel nostro poliambulatorio le persone migranti - conclude la Dott.ssa Mirisola - non vengono solo assistite e curate, ma anche accolte e ascoltate, vengono prese in carica, e i servizi sono centrati sui loro bisogni individuali.  Riteniamo sia questo l’unico agire concreto con cui si contribuisce al mandato universalistico della salute come diritto di tutti, principio sancito nella nostra Costituzione e base fondante del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che invita e richiama tutti - a partire dalle istituzioni - alla responsabilità politica, civile, e soprattutto umana, nei loro confronti”.