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Migranti. Il regolamento Dublino ‘sospeso’ dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Migranti. Il regolamento Dublino ‘sospeso’ dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

di Miriam Castaldo (antropologa INMP)

Una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo fa emergere – attraverso la storia di una singola famiglia, fatta di guerra, fughe e miseria – le contraddizioni politiche dei paesi europei che i freddi e austeri regolamenti comunitari non fanno altro che alimentare.

Mentre a Roma tornano a emergere gravissime forme di intolleranza e razzismo nei confronti di cittadini migranti e rom (si pensi agli avvenimenti dell’ultimo mese nelle località di Corcolle, Tor Sapienza, Infernetto e più di recente a Torrevecchia nei confronti sia di minori stranieri non accompagnati, sia di rom), una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (CEDU) denuncia in Italia la possibilità di un significativo numero di richiedenti asilo privi di alloggi o alloggiati in strutture sovraffollate in condizioni di promiscuità, di insalubrità e violenza.

È il 4 novembre 2014. La Corte si pronuncia contro il trasferimento della famiglia Tarakhel, di origine afgana, dalla Svizzera all’Italia, ai sensi del regolamento Dublino(a). Tra le motivazioni della sentenza si legge: “l’Italia non è (stata) in grado di fornire indicazioni inerenti agli standard di vita e alle condizioni specifiche di presa in carico della famiglia. I Tarakhel, genitori più sei figli a carico, attualmente vivono a Losanna e, in caso di rinvio in Italia, non avrebbero garanzie individuali riguardanti da un lato una presa in carico adeguata all’età dei bambini e dall’altro la preservazione dell’unità familiare (…).

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