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18 dicembre: l’INMP per la Giornata Internazionale del Migrante 2020

I mediatori transculturali presso il poliambulatorio INMP

Il 18 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale del Migrante, istituita nel 2000 dalle Nazioni Unite. La data fu scelta per ricordare l’approvazione della Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle Loro Famiglie e riflettere sul fenomeno migratorio e sulle tematiche ad esso legate.

Era il 1972 quando un camion, che ufficialmente avrebbe dovuto trasportare macchine da cucire, ebbe un incidente sotto il tunnel del Monte Bianco in cui persero la vita 28 lavoratori africani, originari del Mali, che si erano nascosti nel rimorchio e viaggiavano da giorni verso la Francia alla ricerca di un impiego e di migliori condizioni di vita. Da questo tragico evento presero avvio i lavori che portarono all’approvazione, il 18 dicembre del 1990, della Convenzione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

Il testo è composto di 93 articoli che riconoscono la specifica situazione di vulnerabilità dei lavoratori migranti e promuovono condizioni di lavoro e di vita dignitose e legittime, vietano le discriminazioni, i trattamenti disumani e lo sfruttamento dei lavoratori migranti e delle loro famiglie nel processo migratorio e garantiscono, invece, i diritti fondamentali come l’accesso alle cure e l’istruzione di base per i figli dei lavoratori migranti. Anche se il suo processo di ratificazione è stato lungo e tuttora incompleto, questa Convenzione costituisce ancora oggi lo strumento più completo di tutela su base universale dei diritti umani dei lavoratori migranti, indipendentemente dal loro status giuridico. La tutela su base universale dei diritti umani dei lavoratori migranti richiama in stretta connessione il concetto di salute come diritto di tutti. La salute degli individui, infatti, è strettamente correlata con l’occupazione e la qualità del lavoro da loro svolto. Le persone più svantaggiate dal punto di vista socio-economico hanno maggiore probabilità di sviluppare esiti negativi per la salute: una situazione già di per sé difficile che può diventare drammatica ai giorni nostri, caratterizzati dalla pandemia da SARS-COV-2.

L’INMP - Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà - è Centro di riferimento della Rete nazionale per le problematiche di assistenza in campo socio-sanitario legato alle popolazioni migranti e ogni giorno, nel proprio poliambulatorio di Roma o attraverso le attività di ricerca e formazione, si occupa del fenomeno migratorio e dei problemi di salute derivanti dalla migrazione o da condizioni di vita di estrema precarietà e fragilità, anche quelli legati al mondo del lavoro. Tra i compiti istituzionali dell’Istituto vi è, infatti, il monitoraggio della salute dei lavoratori immigrati, che hanno tassi di infortuni totali e mortali più alti dei nativi. Fanno più spesso lavori precari, in settori poco qualificati, con mansioni più rischiose e gravose. Grazie ad un accordo di collaborazione tra l’INMP e l’ASL TO3 del Piemonte, sono state avviate analisi sul database longitudinale Work History Italian Panel (Whip-Salute) - sviluppato dal Ministero della Salute, la ASL TO3, INPS, INAIL e Istat - che raccoglie informazioni sui lavoratori e i loro infortuni. I risultati sono stati descritti nella monografia INMP “Gli infortuni nei lavoratori stranieri residenti: analisi del database longitudinale WHIP-Salute”, pubblicata nel 2018. “La tipologia di occupazione o l’inoccopuzione sono tra i principali fattori di natura sociale che generano disuguaglianze a livello sanitario. Gli immigrati presentano un maggior rischio di infortuni e malattie professionali e questo è innegabile” - afferma la Dott.ssa Mirisola, Direttore Generale dell’INMP - “tuttavia i numeri di solito comunicati sono certamente sottostimati se si considera che, a causa del lavoro sommerso, della paura di perdere il lavoro, della scarsa conoscenza dei propri diritti nel Paese straniero e della minore capacità di accedere ai servizi, gli immigrati tendono a denunciare un evento infortunistico in misura minore degli italiani”. La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro tra i lavoratori stranieri è un tema trattato ancora in maniera marginale, soprattutto perché, in molti paesi, mancano adeguati sistemi di sorveglianza e, di conseguenza, fonti informative adatte a valutare il fenomeno. “L’importanza di questa monografia e in generale di questo accordo di collaborazione che nel prossimo futuro ci permetterà di aggiornare e migliorare i dati già pubblicati, è quello di consentire di descrivere quali contesti e fattori specifici nell’ambito del mercato del lavoro potrebbero rappresentare fattori di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

Indici di inserimento sociale, occupazionale e sanitario degli immigrati in Italia - Copertina

A settembre 2020, inoltre, l’INMP ha pubblicato, in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche IDOS, il rapporto “Indici di inserimento sociale, occupazionale e sanitario degli immigrati in Italia Il potenziale di integrazione dei contesti territoriali”. Il Rapporto si propone di misurare sia il grado di attrattività che province, regioni e territori di riferimento delle Asl nazionali esercitano sulla popolazione straniera presente in Italia, sia il “potenziale di integrazione” proprio dei contesti regionali e provinciali del paese (intendendo, per “potenziale di integrazione”, un insieme significativo di fattori oggettivi – che in questo caso riguardano l’inserimento sociale o occupazionale degli immigrati – in grado di condizionare, in positivo o in negativo, l’avvio e lo svolgimento dei processi di integrazione all’interno di ogni contesto locale). Per ogni indicatore è stata stilata la graduatoria delle province, quella delle regioni e, laddove sia stato possibile, quella delle Asl, ordinando i territori di riferimento da quello con il valore più virtuoso (in rapporto all’argomento del proprio indice), in testa alla graduatoria, a quello con il valore meno virtuoso, in coda. Il Rapporto costituisce un importante quadro generale sul fenomeno dell’integrazione della popolazione immigrata nel tessuto sociale e sanitario italiano.

Salute e lavoro sono, quindi, due variabili fortemente connesse: diviene fondamentale che la presa in carico delle persone più fragili e svantaggiate, come lo sono per l’appunto i migranti, diventi un modello socio-assistenziale integrato che prenda in considerazione non solo l’aspetto socio-sanitario, ma anche quelli socio-culturali. Questo è l’approccio dell’INMP: dal 1 gennaio 2008 al 31 ottobre 2020 sono stati 81.758 i pazienti stranieri accolti e curati nel nostro poliambulatorio (il 64,17%), per un totale di 391.672 accessi.  Per portare avanti la nostra mission e le nostre attività assume un ruolo fondamentale la mediazione transculturale. “La mediazione rappresenta una funzione necessaria nell’interazione tra i servizi sanitari e l’utenza, necessaria a superare le distanze culturali che possono ostacolare la comunicazione tra gli operatori e gli immigrati, e a migliorare la qualità dell’assistenza, adeguando le prestazioni offerte ai reali bisogni di salute delle persone” afferma la Dott.ssa Mirisola. Nel nostro poliambulatorio opera lo sportello socio-sanitario che svolge funzioni di orientamento, sostegno e mediazione. Sono proprio i mediatori transculturali, coadiuvati dall’assistente sociale, che approfondiscono, valutano e facilitano il percorso di accoglienza delle persone straniere con bisogni maggiormente complessi e che aiutano a comprendere il bisogno di salute. Tra gli ambiti sociali in cui opera c’è anche quello dedicato al lavoro che si esplica attraverso l’invio presso centri per l'impiego, centri di orientamento al lavoro, INPS, CAF e centri d’ascolto. Dal 2015 ad oggi lo sportello ha ascoltato ed aiutato 6.018 persone. “Le persone straniere possono essere doppiamente vulnerabili. Da un lato condividono con i poveri le condizioni di vita più rischiose per la salute”, conclude la Dott.ssa Mirisola, “dall’altro sono portatori di differenze culturali che possono fare da barriera per l’accesso ai servizi e ai percorsi di tutela sanitaria e che richiedono azioni specifiche. Accoglienza, ascolto, assistenza e cura: sono i principi basilari del nostro operato”.

La Giornata Internazionale del Migrante ci ricorda, dunque, quali sono gli obiettivi verso cui tendere: trasformare gli invisibili in persone, dare a tutti pari dignità, rimuovere le barriere nell’accesso alle cure, fare in modo che i diritti non rimangano su carta ma divengano reali.