Servizio richiedenti protezione internazionale, rifugiati e vittime di tortura
Responsabili:
Dott.ssa Cristina Tumiati, psicologa e psicoterapeuta
Dott.ssa Maria Concetta Segneri, antropologa
Dott. Gennaro Franco, dermatologo
Dott.ssa Teresa D’Arca, internista
Dott. Lorenzo Nosotti, internista
Orari del servizio
• Dal lunedì al venerdì 7.30-12.00
• Martedì, mercoledì e giovedì 14.00-17.00
Tel. 06.58543687/06.58543730
Presso l'INMP è attivo un luogo sperimentale di presa incarico multi-dimensionale delle richieste avanzate dalle persone richiedenti protezione internazionale, rifugiati e vittime di tortura proiettato all'incontro tra professionalità antropologiche, infermieristiche, di mediazione culturale, mediche e psicologiche. Il dispositivo clinico multidisciplinare concepito per il servizio si dispiega nelle declinazioni delle differenti professionalità che, insieme, operano per accogliere la persona, offrirle informazioni, erogarle visite mediche e colloqui psicologici, effettuarle esami diagnostici e cure, fornirle documenti da presentare alla Commissione valutatrice della domanda di asilo, metterla in contatto con i legali e con i servizi sociali .
La memoria di un popolo non è costituita da una verità, bensì dai diversi vissuti soggettivi che ogni individuo detiene in qualità di appartenente a quella comunità. Ricuperarla significa creare la possibilità di "ricostruire" tanto l'individuo quanto la storia della sua comunità d'origine. Il servizio partecipa al lavoro sulla memoria dando testimonianza, attraverso le voci delle vittime, di ciò che accade ad alcuni popoli ripercorrendo, al contempo, i sentieri di alcune congiunture che hanno portato genti e Paesi a violare ed essere violati.
Accanto alle attività e ai pensieri sui percorsi della cura e della memoria, nel servizio si svolge ricerca scientifica e formazione orientate all’incontro ed alla condivisione delle esperienze maturate con la filiera dei servizi presente sul territorio nazionale.
Il primo contatto che la persona ha con il servizio è quello dell’accoglienza effettuata da un mediatore culturale riconosciuto rifugiato. Nel corso di questo primo contatto la persona viene informata delle norme vigenti, a livello nazionale e internazionale, in materia di asilo, viene ascoltata rispetto alle ragioni immigratorie, viene iniziata al percorso assistenziale bio-psico-sociale e antropologico previsto dal servizio e orientata per muoversi all’interno dei servizi assistenziali dispiegati sul territorio.
All’accoglienza gli viene consegnata anche una guida al servizio redatta in varie lingue per illustrare il percorso assistenziale realizzato all’interno dell’INMP e renderla cosciente delle attività del servizio nelle quali è coinvolta.
I mediatori culturali che partecipano ai setting non rivestono il ruolo di "traduttori linguistici", bensì interrogano, interpretano, spiegano e codificano parole, simboli e segni della cultura e della società di cui la persona è portatrice.
L‘antropologa riveste un ruolo trasversale rispetto alle altre discipline per via delle peculiarità del soggetto/oggetto di interesse del suo sguardo e delle conoscenze che produce attraverso le sue rilevazioni. Presenzia a tutte le attività realizzate, perché la sua disciplina è finalizzata a ricostruire l'orizzonte socio-culturale di significazione della persona, ma, anche, il vissuto della medesima, le esperienze traumatiche, le ragioni immigratorie e gli itinerari di viaggio intrapresi per raggiungere l'Italia. Servendosi dei metodi dell'indagine etnografica, insieme ai mediatori culturali, raccoglie informazioni, interpreta espressioni, cognizioni, comportamenti, emozioni, e restituisce un'analisi delle rilevazioni, affinché l'equipe comprenda quale sia la sintesi olistica rappresentata dall'individuo (idee e valori di riferimento, contesto storico-politico di provenienza, esperienze pregresse, istruzione, relazioni sociali, ecc.).
I medici e gli psicologi realizzano una scrupolosa indagine intorno allo stato di salute della persona.
Le visite mediche seguono il seguente protocollo:
1. Visita internistica (esame obiettivo generale, esami ematochimici, esami diagnostici, strumentali, visite specialistiche, terapie fermacologiche o locali).
2. Visita dermatologica.
I protocolli dell’attività psicologica prevedono:
1. Un primo colloquio “aperto” all’incontro con la persona.
2. L’analisi del bisogno generale della persona (questione legale, sociale, psicofisica) con la programmazione di un progetto d’intervento.
3. Una indagine psicodiagnostica.
4. Se la persona richiede protezione internazionale lo psicologo, con gli altri componenti dell’equipe, opera per la realizzazione del dossier contenente la memoria traumatica della persona, le certificazioni psicodiagnostiche.
5. Interventi clinici (apprendimento tecniche di rilassamento, percorsi psicoterapeutici integrati ad orientamento etnopsichiatrico).

