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Etnopsichiatria clinica

Responsabili:
 Dott.ssa Cristina Tumiati
 Dott.ssa Adela Gutiérrez
 Dott.ssa Miriam Castaldo
 Dott. Gennaro Franco
 Dott.ssa Teresa D’Arca

Lunedì e mercoledì 10.00-16.00

All’interno dell’INMP il servizio di Psicologia e Clinica Transdisciplinare ad Orientamento Etnopsichiatrico “Geografie del corpo” costituisce uno spazio sanitario pubblico pionieristico. In esso si realizzano attività cliniche (diagnosi, terapia, counseling, sostegno psicologico) con immigrati e autoctoni, attività di ricerca intorno al senso del male portato dalle persone nei nostri ambulatori e intorno alle più appropriate azioni terapeutiche per curarlo. L’équipe del servizio è composta da psicologi, antropologi, mediatori culturali e medici che portano avanti percorsi di ricerca e formazione sulla complessità del dispositivo etnopsichiatrico e sulle altrettanto complesse forme di sofferenza portate dai pazienti. Tale servizio accoglie persone i cui corpi socio-culturali sono spesso erosi dalle problematiche incontrate nel percorso migratorio, nei passaggi della vita, nelle difficoltà relazionali, nell’estrema solitudine. Persone che si confrontano nell’emigrazione con l’esilio, l’esclusione, con l’inevitabile shock culturale che ne consegue associato a fattori sociali sfavorevoli presenti nel paese ospite: le oggettive condizioni lavorative, vitali e abitative avverse; la discriminazione e le conseguenti difficoltà relazionali; il faticoso processo di integrazione. Nel percorso migratorio ci si confronta poi con molte altre difficoltà: la mancata realizzazione di rituali o culti locali nei tempi e negli spazi prescritti dalla cultura di appartenenza e risignificati attraverso le profonde trasformazioni individuali e sociali; l’aver trasgredito un tabù alimentare; l’evasione degli obblighi civili e religiosi verso i contesti di origine con i quali, nonostante la mancata comunicazione verbale, si continuano a tessere le maglie di una frammentata continuità. Questi e altri molteplici e complessi aspetti culturali- individuali, dinamici- agiscono per lo più violentemente sulla psiche e sul corpo, lo squilibrano, lo frammentano e hanno il potere di farlo ammalare.

Attività psicologica
Essa viene condotta da psicologi e psicoterapeuti all’interno del setting multidisciplinare. Davanti ad una richiesta di aiuto psicologico il terapeuta che opera un intervento clinico in un dispositivo ad orientamento etnopsichiatrico comincia ponendosi una domanda fondamentale: «a partire da quale sistema di pensiero riuscirò a stabilire dei legami nel funzionamento psichico di questo paziente?» (Nathan). Nel percorso terapeutico, quindi, attività importante è la messa a fuoco di una possibile coesione fra evento psicopatologico e pensiero teorico che lo interpreta (Nathan). Nel setting transdisciplinare della clinica praticata presso l’INMP, lo psicoterapeuta ha il ruolo di conduttore del colloquio e tale funzione la esercita con il principio delle pari autorevolezze degli altri specialisti partecipi del dispositivo di cura. Nella conduzione ha il compito di facilitare l’espressione dei diversi ambiti di competenza affinché i differenti universi teorici emergano producendo lo sviluppo dei processi diagnostico-terapeutici. Le professionalità antropologiche e di mediazione culturale hanno una funzione nodale nell’indagine del sistema, o meglio dei sistemi di pensiero che caratterizzano il paziente. E anche lo stesso paziente perde la sua posizione di oggetto e diviene un collaboratore di una ricerca comune intorno ai dispositivi che a partire dalla sua nascita lo hanno “fabbricato”. Riportare la logica dell’etnopsichiatria a ogni paziente, qualunque sia la sua origine, induce a pensarlo, sempre, al centro di un dispositivo tecnico preesistente al suo incontro con il terapeuta. Questa prospettiva comporta il fatto che i familiari e gli amici del paziente possano partecipare al dispositivo tecnico, in quanto indispensabili informatori e preziosi ausiliari terapeutici. In tal modo, non sarebbero più gli individui ad essere interessati al paziente, ma le varie forme di collettività.

Attività antropologica
Compito dell’antropologo è quello di raccogliere ed elaborare i dati dei racconti di vita delle persone che sono alla ricerca di cura, ma anche di un senso della propria sofferenza. Egli attraverso un’oculata etnografia esplora e interroga le tecniche e i sistemi medici dell’utente straniero, riconoscendone il potere terapeutico; esplora e interroga i sistemi di pensiero dell’utente italiano, la sua costruzione della realtà regionale, sociale, infine locale, in cui vive e le modalità in cui definisce l’essere persona, la sua salute, le sue malattie.
Tramite l’approccio antropologico si cerca di comprendere i codici di significazione della salute e della malattia, del corpo, nelle forme e contenuti espressi da chi manifesta la sofferenza, al fine di instaurare anche un processo di riconoscimento e di legittimità dell’altro.

Gli strumenti di raccolta e di analisi dei dati utilizzati dall’antropologo nel setting etnoclinico sono costituiti da:

• L’osservazione e l’ascolto del linguaggio verbale e non verbale adottato dall’utente (e dai membri dell’équipe) durante i colloqui;

• Le interviste non strutturate, stabilite di volta in volta, poste all’utente in base ai contenuti dei colloqui;

• La trascrizione delle narrazioni durante i colloqui e, ove coerente con il sistema socio-culturale di riferimento del paziente, la registrazione audio degli incontri;

• La ricerca inerente al contesto socio-culturale dell’utente, volta all’analisi specifica del suo sistema medico (eziologico - terapeutico) di riferimento;

• L’elaborazione, realizzata insieme allo psicologo e al mediatore culturale, delle strategie di intervento terapeutico più adatte, al fine di accogliere la richiesta di salute portate dalle persone.

Mediazione culturale
I mediatori culturali che operano nel servizio di Psicologia e Clinica Transdisciplinare non soltanto traducono, ma interrogano, interpretano, spiegano e traducono a tutti i presenti le parole, i simboli e i segni della cultura e della società portati dal paziente e, insieme agli altri membri del gruppo, elaborano di volta in volta dei comuni tempi di comprensione contribuendo alla comune alleanza della cura.

Alcune considerazioni sulla specificità della Mediazione Culturale:

La base teorica della mediazione si può collocare tra le tradizioni ermeneutiche, semiotiche ed antropologiche.

• La lingua rappresenta lo strumento principe della Mediazione Culturale. La traduzione è considerata un processo di comprensione delle lingue, difatti è soprattutto nel malinteso, nella equivocità del senso e del significato, come nella intraducibilità dell’enunciato che si attua la vera mediazione. Ogni lingua porta con sé anche una comunicazione non verbale, un implicito che necessita di essere interpretato secondo i codici adeguati.

• I Mediatori Culturali sono coloro che permettono d’indagare la natura delle eziologie, attraverso la circolazione della parola nel dispositivo.

• La copresenza di Mediatori Culturali di diversa provenienza nel setting rappresenta la possibilità di concepire un dispositivo dove diverse teorie si confrontano, dando così luogo a una clinica multiteoretica. Inoltre, la mediazione permette un‘azione di estraniazione lì dove c’è una affinità culturale, costituendo un elemento fondamentale di alterità.

• I mediatori, dovendo intervenire in una situazione terapeutica, devono essere preparati e capire le dinamiche del setting, al fine di contribuire allo svolgimento dell’interazione clinica.

Attività medica
Nell’ambito del servizio di Psicologia e Clinica Transdisciplinare, il medico collabora fornendo ai membri del setting multidisciplinare i dati anamnestici, esami obiettivi ed eventuali, esami strumentali e di laboratorio, della persona richiedente aiuto. Previa analisi dei risultati da parte del medico, condivisa con l’equipe multidisciplinare, questi risultati vengono poi restituiti alla persona dai membri del dispositivo etnoclinico, ovvero dalle parole del mediatore culturale. Il rapporto con la persona malata, la raccolta attenta dell’anamnesi, anche in chiave transculturale, rimane un pilastro fondamentale per gli ulteriori accertamenti diagnostici.

Ricerca
Il servizio di Psicologia e Clinica Transdisciplinare ad Orientamento Etnopsichiatrico è caratterizzato da una costante attività di ricerca realizzata dalle professionalità che lo conformano, psicologi, psicoterapeuti, medici, mediatori linguistico-culturali e antropologi, in base a una dimensione epistemologica transdisciplinare.
Le ricerche che si realizzano all’interno del servizio vertono sugli approfondimenti dei colloqui etnoclinici, sulle realtà e sulle soggettività portate da chi richiede un confronto, immigrato o autoctono; sul loro mondo visibile e invisibile, sulle loro religioni e relativi culti, sulle loro malattie. Sulla base di questi innumerevoli elementi si eseguono delle analisi etnografiche, bio-bibliografiche, nonché emerografiche e multimediali, della cultura, della società, della politica, della storia, dell’economia che appartengono alle persone che si presentano al servizio. L’obiettivo generale della ricerca consiste nell’approfondimento etnografico come condicio sine qua non per comprendere, interpretare, analizzare, infine approcciare all’universo diagnostico-terapeutico insito nel sistema di valori socio-culturali di chi porta una richiesta di aiuto. Un altro obiettivo interessa la raccolta di informazioni e dati specifici quali-quantitativi, oltre che le analisi etnografiche di complessi ed eterogenei sistemi culturali, politici, economici, storici, sulla base delle esperienze maturate nell’ambito del servizio.

Formazione
Le attività del servizio “Geografie del corpo” si proiettano nell’incontro con i differenti operatori che operano nel sociale attraverso percorsi formativi realizzati sia nelle strutture pubbliche, sia nelle associazioni private.