PELLE ED ETNIE
A. Morrone
1 Convegno Nazionale - Cosmetologia e Medicina a confronto
Roma, 17-18 Ottobre 2008
In passato molti studiosi della pelle hanno sentito la necessità di scrivere trattati di dermatologia sulla differenza tra malattie su pelle bianca e su pelle nera. Nell’affrontare la questione dei problemi dermatologici su cute nera si deve stabilire se esistono malattie che sono caratteristiche solo della pelle nera o strutture cutanee che possono essere diverse nella pelle nera rispetto alla pelle bianca.
Analizzando la letteratura scientifica in proposito, si può osservare che esistono pochi dati che confermano la presenza di peculiarità tipiche della cute nera. E’ difficile quindi poter affermare che alcune popolazioni, in base a caratteristiche razziali, siano più soggette di altre a determinate malattie, infatti più che di fattori razziali, nell’insorgenza della malattie, siano esse cutanee che non, intervengono in modo determinante altri fattori come quelli genetici, ambientali, ecologici, economici, sociali, alimentari, professionali e soprattutto la possibilità di accedere o meno a servizi medici adeguati.
Sappiamo infatti che la razza, non determina il colore della pelle, e il colore della pelle non definisce la razza. Possiamo affermare con chiarezza che non esiste una “razza caucasica”, così come non esiste una “razza nera” e che il colore della pelle di un individuo è dato dall’interazione di numerosi fattori biologici, genetici, ambientali e culturali. Occorre sottolineare, inoltre, che la “pelle nera” non è nera, così come la “pelle bianca” non è realmente bianca e meno che mai esiste la pelle gialla. In effetti, i differenti colori della cute rappresentano piuttosto delle variazioni nello spettro
del rosso.
Tra tutti i primati, solo gli esseri umani possiedono una cute quasi del tutto priva di peli e che può assumere diverse sfumature di colore. Molti studiosi oggi concordano nell’affermare che le differenti colorazioni della pelle presenti negli abitanti del mondo non sono affatto casuali, ma prodotte da processi evolutivi di adattamento. Infatti, i popoli dalla cute più scura tendono a concentrarsi in prossimità dell’equatore, mentre quelli dalla cute più chiara si trovano più vicini ai
poli.
Per molto tempo si è creduto che la pelle scura si fosse evoluta per proteggere dai carcinomi cutanei, ma una serie di recenti osservazioni oggi ci indirizza verso una nuova interpretazione della pigmentazione umana. Dati bio-antropologici ed epidemiologici indicano che la distribuzione su scala mondiale del colore della pelle umana è dovuta alla selezione naturale che agisce per regolare gli effetti della radiazione ultravioletta su alcune sostanze nutritive indispensabili per il processo
riproduttivo degli esseri umani: i folati e la vitamina D.
In tutto il mondo la pigmentazione umana si è evoluta in modo che la pelle fosse abbastanza scura da impedire alla luce solare di distruggere i folati, ma abbastanza chiara da favorire la produzione di vitamina D. Tutte le malattie cutanee che si riscontrano sulla pelle bianca, si osservano anche su quella scura; non ci sono malattie cutanee specifiche della pelle nera, quindi l’approccio etio-patogenetico rimane lo stesso.
Tuttavia, è evidente che il dermatologo, deve porre particolare attenzione al diverso modo in cui può apparire la stessa dermatosi, che si presenta in forma differente su cute chiara e su cute scura, oppure alla diversa reazione che lo stesso processo patologico può provocare sulla pelle nera. Infatti, molte reazioni cutanee su pelle scura possono essere accentuate o al contrario possono apparire in modo estremamente labile, così da rendere necessario un differente approccio diagnostico e terapeutico.

