ASPETTARE UN FIGLIO IN TERRA STRANIERA
M. Diku
84simo Congresso SIGO
Roma, 5-8 Ottobre 2008
La stima delle donne straniere a fine 2006, fatta dalla Caritas/Migrantes, è di 1.842.004 donne
regolarmente presenti in Italia, pari al 49,9 % del totale degli immigrati ( di circa 3.690.052 ). Ciò conferma il costante e consolidato protagonismo femminile nell’attuale processo migratorio, con un
aumento di sette punti percentuali rispetto al 42% del 1991 ( 1 )
I primi dieci paesi di provenienza delle donne straniere sono:
1. Romania :11,2%
2. Ucraina :9,0%
3. Albania : 8,4%
4. Marocco : 6,6%
5. Polonia : 4,6%
6. Filippine : 4,4%
7. Cina : 4,2%
:8. USA :3,0%
9. Perù :2,9%
10. Ecuador :2,8%
La maggior parte di esse è in età fertile con un tasso di fecondità quasi doppia di quella delle donne italiane ( 2,4 figli per donna contro 1,25 delle Italiane ). ( 2 )
La sua presenza diventa dunque un problema-opportunità che può fungere da catalizzatore per un reale cambiamento della cultura sanitaria perché vengano riconosciuti a TUTTE le donne DIGNITA' e protagonismo.
Con la sua capacità di costruire “ luoghi “ di vita e di socializzazione ( la famiglia, le comunità ) e di dare la vita, la donna straniera lancia sfide alla società ospitante e alla propria comunità:
- sfide in ambito sanitario: gestione della gravidanza, del parto, della maternità, assistenza al neonato e al bambino.
- Sfide al sistema sociale : presenza di nuovi cittadini.
- Sfide al sistema educativo/formativo.
- Sfide a se stessa e alla propria comunità: la migrazione è una esperienza difficile e fonte di stress e di pericoli per la salute, comportando un totale sradicamento dall’ambiente di
origine e dalle proprie sicurezze.
Il parto è un evento che s’inserisce nel ciclo vitale della donna e ha forti legami con le concezioni della vita, del dolore e della morte; è strutturato secondo pratiche e credenze profondamente
influenzate dalla visione del mondo di un popolo e da ogni cambiamento realizzatosi a livello socioculturale.
La nascita di un figlio comporta inoltre radicali trasformazioni nell’assetto identitario e sono necessari adattamenti che richiedono un notevole lavoro psichico. Nell’ambito delle donne immigrate questo processo è ancora più complesso perché possono realizzarsi ulteriori mutamenti causati dall’inserimento in un nuovo contesto socio-culturale. ( 4 ) Per questo motivo, la tutela della salute dei migranti assume una importanza strategica come salvaguardia della salute di persone a rischio di emarginazione sociale, economica e culturale.
La salute riproduttiva femminile è un bene prezioso e delicato che rischia di essere trascurata o addirittura danneggiata nell’esperienza migratoria : perché non si conoscono i propri diritti, non si conosce la lingua, perché la priorità è quella lavorativa, perché si vive a volte nella solitudine le scelte e i problemi in questo ambito.
Ecco perché l’obiettivo generale del sistema sanitario pubblico, definito anche negli art. 34 e 35 della legge Turco-Napolitano, deve essere quello della reale accessibilità ai servizi sanitari pubblici, quindi la loro organizzazione per una reale fruibilità per la popolazione immigrata. Oltre la metà dei ricoveri delle straniere residenti in Italia riguarda l’assistenza a gravidanza, parto, puerperio e IVG, dato che riflette la giovane età e il modello di fecondità adottato dalle coppie
immigrate. Le fonti informative disponibili a livello nazionale sono: i certificati di assistenza al parto ( CEDAP ), rispetto ai quali permane un problema di copertura insufficiente a livello nazionale, le schede di dimissione ospedaliera ( SDO ), le schede ISTAT per aborto spontaneo e IVG. Occorre tuttavia ricordare che i flussi correnti consentono di descrivere solo i casi che hanno trovato risposta nell’ambito delle reti del sistema sanitario nazionale ( SSN ). Una piccola parte dei
bisogni assistenziali potrebbe sfuggire alle rilevazioni correnti in quanto gestite da reti di assistenza informale che operano all’interno delle comunità o esitate in rimpatrio volontario. Altre fonti informative sono costituite dalle indagine campionarie di popolazione che permettono di esplorare ambiti non rilevabili attraverso la raccolta di dati dai flussi correnti.
Sebbene l’assistenza al percorso nascita tra le straniere sia complessivamente migliorata, anche grazie alle normative che hanno esteso il diritto all’assistenza socio-sanitaria in area maternoinfantile alle donne prive di permesso di soggiorno, permangono delle differenze tra straniere e italiane.
Complessivamente gli indicatori di qualità dell’assistenza alla nascita tra le donne straniere sono leggermente peggiori paragonati alle donne italiane e permangono, specie per alcune etnie, problemi di accesso ai servizi e di fruizione di alcune opportunità assistenziali. Tuttavia, il percorso nascita appare meno medicalizzato tra le donne straniere rispetto alle italiane.
Da una serie di studi risulta che l’assistenza prenatale tra le donne immigrate avviene per lo più ( circa 70% ) ad opera del servizio pubblico anche se a volte in modo irregolare e cambiando spesso struttura ( ginecologo di una struttura pubblica e/o ginecologo dei consultori familiari) mentre il 75% delle donne italiane viene assistito dal ginecologo privato in gravidanza.
Rispetto alle Italiane risulta maggiore la proporzione di donne che non vengono assistite in gravidanza e la percentuale di quelle che entrano tardivamente in contatto ( oltre le 12 settimane di gestazione ) con un operatore sanitario; anche la partecipazione ai corsi di accompagnamento alla nascita è bassa tra le straniere, in media poco meno della metà rispetto alle italiane.
Per quanto riguarda il parto, le donne straniere presentano una maggiore proporzione di parti pretermine, specie ad età gestazionali < 32 settimane, nati di basso peso alla nascita specie per alcune etnie , un maggior ricorso alla rianimazione neonatale in sala parto e tassi più elevati di natimortalità e mortalità neonatale precoce rispetto alle donne italiane.
Per le modalità di espletamento del parto, la proporzione del tasso di TC è minore tra le donne straniere rispetto alle italiane ed è ancora minore la proporzione dei TC elettivi.
Gli aspetti critici relativi all’assistenza al post-partum ed al puerperio rilevati tra le donne straniere riguardano le stesse aree critiche identificate tra le donne italiane : scarsa promozione e sostegno dell’allattamento al seno esclusivo e prolungato, insufficienti informazioni circa la ripresa dei rapporti sessuali e i metodi contraccettivi e scarso sostegno domiciliare in puerperio.
Un’indagine dell’ISS ha evidenziato anche una ridotta conoscenza degli aspetti normativi relativi al percorso nascita tra le donne immigrate ( conoscenza dei consultori familiari, della legge che regolamenta i diritti delle donne lavoratrici in gravidanza, della legge che permette di partorire anonimamente in ospedale ).( 3, 4 )
Il “ritorno a casa” dopo il parto, per la maggior parte delle donne immigrate, rappresenta nelle culture d’origine l’inizio dei “gioiosi quaranta giorni “ di accompagnamento e sostegno alla puerpera da parte della famiglia e della comunità. La solitudine di questa esperienza nella migrazione espone ulteriormente la neomamma già vulnerabile per la sua maternità a disturbi psicopsichiatrici ( baby blues, depressione post-partum, psicosi puerperale.). Da qui la necessità di una attenzione particolare a questo ambito sanitario troppo spesso trascurato per la preminenza dell’urgenza/emergenza e “ essenzialità “ nella “ cultura “ assistenziale per la donna straniera. Per tutti gli ambiti esplorati sono emerse delle criticità che una buona politica di sanità pubblica può correggere o quanto meno migliorare e fare diventare il Sistema Sanitario Nazionale “Migrants Friendly”:
-favorire l’informazione e l’accesso ai controlli prenatali per i gruppi più a rischio.
-informare gli operatori sanitari circa il maggior rischio di esiti sfavorevoli per la madre e il neonato.
-sfruttare l’assistenza al percorso nascita per offrire informazioni e counselling sulla contraccezione e sulla prevenzione in generale.
-promuovere la formazione degli operatori sanitari.
-potenziare i servizi territoriali rivolti all’assistenza pre- e post-natale e favorire l’offerta attiva di assistenza socio-sanitaria.
-favorire la flessibilità organizzativa dei servizi.
-promuovere la presenza delle mediatrici culturali nei servizi socio-sanitari.
-promuovere l’iscrizione al pediatra di base nel punto nascita.
-riconoscere dignità a tutte le donne
Bibliografia
1. Immigrazione-Dossier Statistico 2007, Caritas/Migrantes.
2. Salute delle donne immigrate. A. Spinelli, S. Donati. Contributo per la Commissione Salute e Immigrazione del Ministero della Salute-2007
3. Vaincre les obstacles- L’accès des femmes roms à la santé publique, EUMC ( European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia ) Strasbourg, 11 septembre 2003
4. Considerazioni psicosociali legate al parto delle donne immigrate: S. Meneghini, A. Greco,
M. Diku, R.C. Forleo.

