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PREVALENZA DELL’HPV NELLA POPOLAZIONE MIGRANTE

Franco G., Terranova M., Trincone S., Padovese V., Valenzano M., Morrone A.

81° CONGRESSO NAZIONALE SIDeMaST
Torino, 31 Maggio-3 Giugno 2006

Introduzione
La popolazione femminile migrata in Italia, ed a Roma in particolare, si presta ad interessanti spunti di ricerca in tema di prevenzione ginecologica. Per alcuni versi questa popolazione può essere definita come ad “altissimo-rischio” per diversi motivi, come la difficoltà di superare alcune barriere culturali proprie dello status di migrante, la mancanza di strumenti critici e di consapevolezza del proprio corpo, la presenza di stili di vita sessualmente a rischio. Inoltre, la scarsa o assente
familiarità con la lingua italiana, il basso livello d’integrazione con la struttura sociale (comunque il più delle volte negli strati meno protetti), la mancanza di luoghi di raccordo con “la città” e le sue “opportunità”, sono tutti fattori che incidono significativamente nella maggiore esposizione di queste donne al rischio di malattia. In questo senso gioca un ruolo fondamentale anche l’assenza della cultura e della consapevolezza della prevenzione, intesa come risorsa indispensabile al
mantenimento del proprio benessere. Non va, infine, sottovalutata la scarsa disponibilità delle strutture sanitarie nel loro insieme e, talvolta, del personale medico specialistico poco disponibile ad un confronto con questa popolazione.
E’ peraltro ben dimostrato come, all’interno delle società occidentali, le popolazioni migrate-emarginate sono a maggior rischio per incidenza e mortalità di cervico-carcinoma.
Per iniziativa della s.c. di Ginecologia Oncologica dell’istituto Regina Elena di Roma e della S.C. di Medicina Preventiva, delle Migrazioni e Dermatologia Tropicale dell’Istituto San Gallicano è stato attivato uno studio longitudinale, osservazionale, il cui obiettivo primario è la valutazione della prevalenza dell’HPV (in termini assoluti e per genotipi virali) nella popolazione migrante rispetto a quella di un campione di riferimento relativa alla popolazione italiana, nonchè la valutazione della
prevalenza di patologia displastica o francamente neoplastica cervico-vaginale. Obiettivi secondari sono l’identificazione di altri cofattori di rischio mediante questionario autosomministrato e disegno del profilo di rischio della popolazione in oggetto.
Al momento sono state reclutate, presso l’Ambulatorio di Ginecologia dell’Istituto San Gallicano in Roma, 114 donne.
Mediante HC2 oltre la metà di queste (58 donne, pari al 50.7%) era HPV-DNA positiva: di cui 40 ad alto-rischio e 18 a bassorischio.
E’ evidente che, se paragonato a quanto normalmente atteso nella popolazione residente, questo datoè estremamente significativo, indicando un’altissima esposizione all’HPV. Con l’ulteriore reclutamento ed approfondimento delle altre variabili virologiche (genotipizzazione mediante PCR, varianti, numero di copie,…), unitamente all’acquisizione dei dati inseriti nel questionario autosommniistrato, sarà possibile dettagliare meglio il profilo di rischio di queste donne.