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PATOLOGIE VULVARI: ESPERIENZA INTERDISCIPLINARE IN UNA POPOLAZIONE IMMIGRATA

Franco G., Sindico R., Tumiati M., Calcaterra R., Totino F., Morrone A.

3° CONGRESSO NAZIONALE UNIFICATO DI DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA
Roma, 6-9 Giugno 2007

S.C. di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale, Istituto
San Gallicano (IRCCS), Roma
* Servizio di Ginecologia Oncologica - Istituto Regina Elena (IRCCS), Roma
Introduzione: la regione vulvare può essere considerata come un’area di confine, per il sovrapporsi di competenze di ordine ginecologico, dermatologico e psicologico.Trattandosi di una regione anatomica costituita per la maggior parte da cute, spesso il ginecologo risulta privo di strumenti diagnostici e conoscenze terapeutiche di pertinenza strettamente dermatologica. Da parte sua, il dermatologo ha una più limitata possibilità di esperire casistica e acquisire familiarità con le
patologie di questo distretto anatomico.Nello studio di alcune patologie vulvari inoltre emerge evidente il ruolo giocato da substrati di ordine psicosomatico e da problemi di natura internistica, che devono essere pertanto indagati e riconosciuti.
Materiali e metodi: nell’ ambito della Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’ Istituto San Gallicano, in collaborazione con il Servizio di Ginecologia e di specialisti psicologi e internisti, è stato attivato un ambulatorio di patologie vulvari. Dal 1 gennaio 2004 al 31 dicembre 2006 sono state visitate 477 pazienti. Le patologie osservate sono state numerose, particolarmente di ordine infettivologico (55%) (malattie virali, batteriche e parassitarie, malattie sessualmente trasmissibili), distrofico (25%) (lichen), allergico (5%) (dermatiti da contatto) o immunologico (2%) (m. di Haley-Hailey). Particolare attenzione ha richiesto la diagnosi delle diverse patologie su cute scura, tenendo presente i particolari pattern di reazione cutanea agli stimoli che si manifestano nei soggetti di colore.Inoltre, soprattutto nelle pazienti provenienti dall’ Africa sub-Sahariana e in particolare Egitto, Sudan e Corno d’Africa, è stato possibile osservare gli esiti di mutilazioni genitali femminili in 197 casi.
Sono stati inoltre osservati anche alcuni quadri tipici di malattie da disagio e da povertà, giunti alla nostra osservazione in condizioni particolarmente gravi, vista la difficoltà dell’ accesso ai servizi sanitari.
Discussione: le patologie vulvari sono un esempio di quella interdisciplinarietà che in molti casi andrebbe perseguita in modo da ottenere il massimo beneficio diagnostico e terapeutico nei riguardi delle pazienti. Dermatologi e ginecologi devono collaborare, ognuno con le proprie competenze specifiche, nella diagnosi e nel trattamento di disturbi in cui la loro valutazione in contemporaneità è fondamentale oltre che per una buona diagnosi, anche per un trattamento ottimale. La presenza, soprattutto nei casi di pazienti provenienti dai Paesi dell’Est europeo e dal Continente Africano, di quadri clinici particolarmente gravi, è inoltre un’ulteriore conferma della difficoltà d’accesso al servizio sanitario o della tendenza, soprattutto per motivi culturali, a non ricorrere allo specialista in caso di disturbi della sfera genitale, se non in caso di acuzie.