LA SPERIMENTAZIONE DI UN MODELLO DI INTERVENTO MULTIDISCIPLINARE
Gutierrez A., Gulmez M. E., Segneri M. C., Tumiati M. C.
X Consensus Conference sull’immigrazione, VIII Congresso Nazionale SIMM
Trapani, 5-7 Febbraio 2009
Background
L’INMP, costituito nell’Agosto del 2007, attraverso le attività socio-sanitarie svolte dai 3 centri regionali con i quali collabora, intende migliorare il SSN raccogliendo insegnamenti relativi all’organizzazione e alle strategie di intervento sperimentale per accrescere la fruibilità dei servizi ed offrire un’assistenza migliore, sia per le popolazioni migranti che per quella italiana.
Uno dei centri sanitari regionali di cui sopra, la Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’Istituto (I.R.C.C.S.) S. Maria e S. Gallicano di Roma – fondata nel 1985 – dal 1996 si avvale dell’operato di mediatori linguisticoculturali quali traduttori ed interpreti dei sistemi socio-culturali di riferimento delle persone che si rivolgono ad essa nelle attività di accoglienza, assistenza e cura bio-psico-sociale fornite. La presenza dei mediatori è andata ad integrare – in un’ottica solistica – i setting clinico-diagnostici e assistenziali-riabilitativi dei suoi ambulatori medici e psicologici, permettendole di sperimentare modelli di intervento multidisciplinari, nei quali la specificità e la complementarietà delle figure professionali coinvolte può articolarsi in modo da individuare piani ed azioni di intervento idonee al recupero del benessere bio-psico-sociale di persone provenienti da contesti socio-culturali differenti. A tale riguardo, il “Richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tortura” – costituito nel 2001– rappresenta un “laboratorio” per il modello di intervento multidisciplinare adottato da tutti gli ambulatori della suddetta Struttura, cioè il “luogo” di ricerca all’interno del quale si opera per migliorare tale modello e per renderlo esportabile presso altri centri sanitari del SSN.
L’intervento illustrerà le caratteristiche del modello di intervento multidisciplinare servendosi della descrizione del servizio “Richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tortura”.
Metodo
La metodologia di intervento di tipo multidisciplinare sperimentata dall’INMP, qui espletata attraverso la descrizione del servizio “Richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tortura” fornito dalla Struttura Complessa, vede le seguenti figure professionali coinvolte: mediatori linguistico-culturali, medici, psicologi, e psicoterapeuti, antropologi. La modalità operativa delle professionalità coinvolte si alterna tra due tipologie lavorative differenti e complementari: 1. Individuale; 2.
Partecipata. Nello specifico del suddetto servizio, le attività realizzate sono: 1. Accoglienza e rilascio di informativa pertinente; 2. Counselling legale e antropologico; 3. Visite mediche; 4. Esami diagnostici; 5. Colloqui psicologici; 6. Produzione di documenti e certificazioni per gli organi preposti all’esame della domanda di asilo; 7. Assistenza sociale; 8. Formazione; 9. Ricerca.
Risultati
L’adozione di un intervento multidisciplinare ha mostrato nel corso degli anni – 22/01/2002 al 31/12/2008 – le sue potenzialità, permettendo al servizio “Richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tortura” dell’INMP di assistere 454 persone (80,3% maschi, 19,7% femmine) appartenenti a 31 nazionalità differenti, dove le più rappresentate sono state: kurda turca, afgana, nigeriana, bangladese e iraniana. Il campione ha presentato le seguenti caratteristiche: 1. Età media di 30 anni;
2. Celibe/Nubile per il 53,7%; 3. Perseguitato nel Paese d’origine per motivi politici per il 25,4%; 4.
Tratto in stato di fermo nel Paese d’origine per il 72,5%; 5. Sottoposto a una forma di violenza e/o tortura per il 60,4%; 6. Presentato la domanda di asilo per il 90,6%; 7. Riconosciuta la protezione internazionale o la protezione sussidiaria per il 50,7%.
Per quanto riguarda le condizioni psico-fisiche riscontrate – facendo riferimento al ICD-9 – il 39,9% del campione ha riportato una patologia inscrivibile nella diagnosi “Disturbi psichici”, il 19,5% una patologia inscrivibile nella diagnosi “Malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo”, il 13,5% una patologia inscrivibile nella diagnosi “Malattie della cute e del tessuto sottocutaneo”. Andando ad osservare nel dettaglio le categorie di diagnosi assegnate alle persone,
l’83,8% del campione ha ottenuto la diagnosi “Disturbi psichici”, corrispondente per il 98,9% al “ Disturbo post-traumatico da stress prolungato”. Focalizzando l’attenzione sui risultati clinicodiagnostici emersi sul campione, l’incidenza, quasi totale, della diagnosi di “Disturbo posttraumatico da stress prolungato” ha rappresentato elemento di discussione e confronto tra le figure professionali coinvolte. Da una parte, la collaborazione tra psicologa, antropologa e mediatore
linguistico-culturale ha permesso di declinare, in maniera dettagliata, le modalità specificatamente culturali attraverso le quali tale categoria diagnostica si configurava a seconda del paziente, dall’altra, il confronto tra queste professionalità ha maggiormente avvalorato la tesi, ampiamente sostenuta in ambito accademico, circa l’inadeguatezza delle categorie psico-diagnostiche presenti nel DSM IV, quando applicate a pazienti provenienti da Paesi non occidentali.
Pertanto, l’adozione di un modello di intervento multidisciplinare ha permesso che emergessero nell’immediato le criticità e le problematiche soggiacenti l’assistenza bio-psico-sociale indirizzata a categorie di intervento specifiche, portando a ricercare strategie di intervento che fossero in grado di rispondere, volta per volta, alle domande di aiuto avanzate dalle persone che si rivolgevano al servizio.
Discussione
Tra gli apporti maggiori mostrati dal modello di intervento multidisciplinare adottato dall’INMP all’interno dei setting clinici, sono emersi: 1. La consapevolezza dell’”etnocentrismo” dei sistemi di cura (biomedicina, psicologia); 2. Il “relativismo culturale” dei sistemi di riferimento conoscitivi delle professionalità coinvolte. Questi elementi hanno permesso, attraverso un processo dialogico e dialettico continuo, di individuare la natura del disagio riportato dal paziente (proveniente da
differenti contesti socio-culturali) e l’adeguata strategia di intervento da adottare. Pertanto, l’INMP raccomanda ai centri regionali del SSN di sperimentare, quanto possibile l’utilizzo di equipe multidisciplinari all’interno dei settino clinici.

