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L’ESPERIENZA DI UN AMBULATORIO DI PATOLOGIE AUTOIMMUNITARIE PER I MIGRANTI

Carducci M., Valenzano M., Calcaterra R., Morrone A.

81° CONGRESSO NAZIONALE SIDeMaST
Torino, 31 Maggio-3 Giugno 2006

Introduzione
La patologia dermatologica “tropicale” nelle popolazioni migranti è stata sicuramente, negli ultimi anni, l’emergenza verso la quale il dermatologo e la comunità scientifica hanno dovuto confrontarsi con maggior frequenza, in quanto la patologia cutanea di natura infettiva rappresenta la condizione morbosa di più comune riscontro nella “Human Mobile Population”. Nel corso degli anni però abbiamo assistito ad un progressivo incremento delle patologie cutanee croniche di natura infiammatoria e autoimmunitaria, che ci ha indotto ad istituire un ambulatorio dedicato.
Materiali e Metodi. Nell’ambito del Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’ Istituto San Gallicano (IRCCS) è stato istituito dal Novembre 2005 l’ ambulatorio di patologie autoimmuni rivolto ai migranti. I pazienti vengono inviati allo specifico ambulatorio dopo una visita dermatologica generale dove viene effettuato un primo screening diagnostico.
Risultati. Nei primi 4 mesi di attività sono state visitati 150 pazienti; in particolare sono stati riscontrati 3 casi di pemfigo volgare, 1 caso di pemfigo foliaceo, 5 casi di dermatomiosite, 4 casi di sclerosi sistemica, 2 casi di lupus eritamatoso sistemico, 2 di lupus eritematoso cutaneo subacuto, 6 di lupus eritematoso cronico cutaneo, 4 casi di artrite reumatoide, 17 casi di vasculite di cui 7 di vasculite necrotizzante e 10 di porpora di Schonlein-Henoch.
Discussione.Dai nostri dati preliminari è importante sottolineare come nei migranti non si riscontrino solo patologie cutanee di origine infettiva associate a stati di precarietà della condizione abitativa, alla promiscuità, alla malnutrizione e alla mancanza di igiene, ma anche patologie croniche immunomediate, in particolare a genesi autoimmune. Le manifestazioni cliniche sono solitamente più severe, non tanto per una maggior aggressività di tali patologie, quanto per un minor accesso alle strutture sanitarie e alla conseguente possibilità di una diagnosi e cura adeguata. Ne consegue l’importanza di offrire ai migranti affetti da tali patologie e necessitanti di adeguati follow-up e cure spesso protratte nel tempo un ambulatorio specifico in cui la figura del dermatologo venga affiancata, ove necessario, da un mediatore linguistico-culturale garantendo così una corretta e più completa gestione di questi pazienti.