HOMELESSNESS AND SKIN
Franco G., Calcaterra R., Toma L., Fazio R., Nosotti L., D’Arca T., Morrone A.
81° CONGRESSO NAZIONALE SIDeMaST
Torino, 31 Maggio-3 Giugno 2006
Introduzione
In ambito internazionale si definiscono senza fissa dimora le persone non solo prive di una casa inteso in senso fisico ma anche di un ambiente di vita e di relazioni sociali ed affettive. In Italia il numero di tali persone è compreso tra le 170.000 e le 250.000 unità. Circa 120.000 vivono in “alloggi impropri” (baracche, container, cave, ripari di fortuna, ecc.); 60.000 in forme di coabitazione forzata (immigrati); quasi 100.000 in dormitori e 20-40.000 prive di qualsiasi riparo.
Le patologie che affliggono questa popolazione sono molte e spesso particolarmente gravi, in particolare di natura dermatologica, infettiva o traumatica. Risultano comunque molto rari gli studi clinico-epidemiologici su questa categoria di persone, per le note difficoltà ad accedere ai servizi sanitari pubblici.
Materiali e Metodi. Nel Gennaio 1998 è stato individuato presso il Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’Ospedale San Gallicano (IRCCS) di Roma un osservatorio clinico-epidemiologico sulle condizioni di salute delle persone senza fissa dimora, residenti, immigrate e nomadi presenti a Roma. In collaborazione con quattro centri diurni di accoglienza si è dato l’avvio all’ascolto, alla visita clinica sia internistica che dermatologica, alla terapia e alla possibile riabilitazione.
Risultati. Dal mese di Gennaio 1998 al mese di Dicembre 2005 sono stati visitati e sottoposti a visita internistica e dermatologica 5551 persone senza fissa dimora, il 14,5% presentava patologie cutanee principalmente associate alla precarietà della condizione abitativa, alla promiscuità, alla malnutrizione e alla mancanza d’igiene.
Discussione. Dai nostri dati è stato possibile evincere che le patologie di cui i SFD risultano più comunemente affetti sono riconducibili a quattro categorie così ripartite:
1.Patologie cutanee infettive e non infettive esacerbate e sostenute dalla malnutrizione, dall’alta esposizione ai traumi, incidenti e violenze e dal difficoltoso accesso alle strutture sanitarie;
2.Dermatosi comuni alla popolazione generale, che però assumono un carattere di maggior gravità a causa della difficoltà d’accesso ai servizi sanitari, soprattutto per la popolazione straniera, o per il fenomeno di “desocializzazione” a cui vanno incontro. E’ il caso dell’elevato riscontro occasionale di neoplasie cutanee maligne e di ulcere vasculopatiche avanzate.
3.Frequenti tossidermie osservate per assunzione indiscriminata di antibiotici e farmaci antinfiammatori o frequenti reazioni irritative e/o eczematose per l’applicazione di topici incongrui.
4.Patologie infettive e trofico-carenzieli a carico delle estremità inferiori dovute all’ortostatismo prolungato e all’uso di calzature inadeguate.
Tutte queste patologie sono aggravate dalla tossicodipendenza, dalle frequenti turbe psichiatriche e dalla notevole " mobilità" che rendono difficoltosa la gestione terapeutica e il follow up di questi pazienti.
Ne consegue l’importanza della visita dermatologica in questa popolazione e per rimarcare come il ritardato e difficoltoso accesso ai servizi sanitari da parte di alcune categorie di popolazione possa portare a ritardi diagnostici e terapeutici talvolta pericolosi, con un aggravio notevole anche di costi economici.

