DERMATOLOGIA TROPICALE
Franco G., Terranova M., Trincone S., Padovese V., Valenzano M., Morrone A.
81° CONGRESSO NAZIONALE SIDeMaST
Torino, 31 Maggio-3 Giugno 2006
Introduzione
La Dermatologia Tropicale sembra essere tornata prepotentemente di attualità, specialmente in questi ultimi anni, anche in rapporto ai fenomeni di mobilità delle popolazioni, in particolare quelle immigrate dai Paesi in via di sviluppo. Ma oggi la definizione di "dermatologia tropicale" non sembra più corrispondere alla vecchia accezione di patologie cutanee esotiche, determinate dalla localizzazione tropicale o sub-tropicale di questi Paesi. In passato la
dermatologia tropicale rappresentava una branca della medicina coloniale e già questo termine rimandava ad una realtà socio-culturale e scientifica ben caratterizzata. E’ molto frequente ancora oggi osservare l’uso come sinonimi, dei termini paesi tropicali e paesi in via di sviluppo (PVS), o addirittura la vecchia espressione "terzo mondo, o Nord e Sud, senza sapere invece, che oggi essi sottendono valori e significati assai diversi. E’ evidente la difficoltà di utilizzare espressioni che siano al contempo corrette e che esprimano didatticamente le differenze tra i diversi paesi del mondo. Un miliardo e trecento milioni di abitanti del Pianeta sono, praticamente, senza futuro, senza possibilità di lavoro, senza un’accettabile condizione igienicosanitaria.
E la maggior parte di tutta questa umanità povera, vive nei paesi tropicali, per questo spesso nasce la confusione tra Paesi tropicali e PVS . Non sono certo l’ambiente climatico o la latitudine che determinano la povertà e la mancanza di salute di un paese. L’Australia, pur inserita in un clima equatoriale, non presenta affatto le condizioni di povertà e di insalubrità che si osservano negli altri paesi equatoriali o sub-tropicali. Quali sono le malattie, ed in particolare quelle
cutanee, realmente più diffuse nei paesi tropicali?
Materiali e metodi----- Per valutare la reale prevalenza ed incidenza delle patologie cutanee in un’area tropicale, abbiamo preso in considerazione le principali dermatosi osservate dal gennaio al dicembre 2005 presso l’Italian Dermatological Hospital (IDH) di Mekellè in Etiopia. Si tratta di 9213 pazienti (4515 donne e 4698 uomini) di età compresa tra 1 e 67 anni (range 36 anni) per un totale di 19.860 visite effettuate da sei dermatologi e due infettivologi che si sono succeduti
nell’attività quotidiana dell’ospedale, coadiuvati da tre infermieri locali. In molti pazienti si sono riscontrate fino ad un massimo di nove patologie diverse contemporaneamente. Sono state inoltre praticate nel corso dell’anno 289 biopsie cutanee in soggetti affetti da patologie di particolare complessità. In 32 casi è stato richiesto un teleconsulto, attraverso la rete telematica dell’Alleanza Ospedali Italiani nel Mondo del Ministero della Salute. L’attività clinica, istopatologica e
terapeutica è stata condotta in collaborazione tra l’Istituto San Gallicano (SC di Dermatologia Tropicale ed il Laboratorio di Istopatologia), l’IISMAS onlus (Istituto Internazionale di Scienze Mediche, Antropologiche e Sociali), L’associazione Camminare Insieme onlus di Torino e la Clinica Dermatologica dell’Università di Torino Risultati----- Nella classifica dei primi dieci gruppi di patologie osservate, abbiamo rispettivamente: dermatosi non infettive (43%), infezioni micobatteriche (21%), infezioni fungine (19%), infezioni parassitarie (17%), infezioni batteriche (16%), infezioni protozoarie (13%), infezioni virali (12%), infezioni sessualmente trasmissibili, ivi compresa HIV/AIDS (11%), neoplasie cutanee, compresi carcinomi e melanomi (10%), infezioni tropicali (8%)
Discussione----- La nostra esperienza e gli studi condotti sulla popolazione generale nelle regioni tropicali, indicano che l’attività dermatologica ordinaria, sia nei centri di primo livello che in quelli specializzati, deve affrontare in massima parte malattie meno “esotiche” e sensazionali, ma più diffuse e comuni, come l’eczema, la psoriasi, il lichen R.P., il lupus eritematosus, la scabbia, le piodermiti, le micosi superficiali, le infezioni sessualmente trasmissibili, compresa HIV/AIDS e, del
tutto recentemente i tumori cutanei, in particolare l’epitelioma spinocellulare ed il melanoma. Le infezioni ad eziologia specificatamente tropicale, anche se alcune possono essere particolarmente gravi ed è quindi opportuno individuarle tempestivamente e in modo corretto, non sono le più frequenti benché a nostro parere siano comunque diffuse, ma di maggiore difficoltà nell’individuarle, anche per la mancanza di adeguate campagne di prevenzione e diagnosi precoci e di
personale specificamente formato nelle diverse aree rurali. L’attività specialistica ad esse dedicata risulta però molto scarsa ed ha più o meno le stesse basse percentuali sia in Paesi dove il livello di vita può considerarsi più elevato, sia in Paesi ancora in via di sviluppo. Nei paesi a forte flusso immigratorio, quando arrivano individui originari dei paesi tropicali, si tende a sovrastimare la frequenza di una patologia esotica a scapito di affezioni ubiquitarie, rischio d’altronde controbilanciato da quello di non riconoscere un’affezione tropicale potenzialmente grave. (Sindrome di Salgari). Il problema principaleè rappresentato dalla mancanza di investimenti scientifici e di ricerche cliniche ed epidemiologiche per individuare quali malattie tropicali siano oggi maggiormente frequenti, come la leishmaniasi, la malattia di Chagas, l’oncocercosi, la filariasi, la tripanosmiasi, e quali non lo siano, o non lo siano più.Nei Paesi tropicali spesso l’esperienza delle diverse figure di operatori sanitari (practitioners, health officers, nurses, community health workers) sa valutare correttamente la frequenza relativa di patologie tropicali, ma spesso non ci sono sufficienti risorse economiche, scientifiche e tecniche per farsi carico in maniera adeguata di patologie diffusissime, ma sulle quali si fa ricerca con troppa parsimonia, perché considerate a carico di popolazioni troppo povere per favorirne l’interesse. Anche la ricerca farmaceutica non investe risorse per lo studio di queste patologie. Dal 1975 al 1999 su un totale di 1393 nuovi farmaci immessi sul mercato, solo 13 riguardavano malattie tropicali.
Eppure, la situazione sanitaria è grave e la ricerca su temi di tale importanza per la salute pubblica dovrebbe costituire una priorità. Ma anche per le malattie frequenti come la scabbia e le piodermiti, così come per le infezioni sessualmente trasmittibili.

