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Studio socio-sanitario sperimentale per facilitare i percorsi di prevenzione, diagnosi e continuità terapeutica dell’infezione da HIV/AIDS e delle co-infezioni in gruppi socialmente ed economicamente svantaggiati

Le persone povere, quelle senza dimora, gli zingari, gli immigrati, specie se irregolari, e altri gruppi sociali a rischio di povertà come le donne trafficate, le prostitute e i transessuali rappresentano la popolazione target di questo studio. Alcune caratteristiche peculiari di questa popolazione continuano ad impedire un’analisi oggettiva del fenomeno, ostacolano la messa a punto di specifici programmi di prevenzione, diagnosi e cura dell’infezione da HIV/AIDS e spesso impediscono la necessaria continuità terapeutica.

Al momento in Italia non è ancora attivo un sistema nazionale di sorveglianza delle nuove infezioni da HIV e i servizi sanitari pubblici sono strutturalmente costituiti ed organizzati con delle finalità valide spesso per la popolazione generale, ma non sempre per i gruppi socialmente ed economicamente svantaggiati . Ciò riduce drasticamente la possibilità di un’analisi accurata della situazione epidemiologica dell’infezione da HIV/AIDS sia nei soggetti autoctoni a maggior rischio di esclusione sociale sia negli immigrati.
Secondo i dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità ad Aprile 2009, la proporzione di pazienti con diagnosi di sieropositività vicina (meno di sei mesi) o contemporanea alla diagnosi di AIDS è superiore al 50% e risulta più elevata tra gli stranieri rispetto alla popolazione italiana. Aumenta inoltre la diffusione dell?HIV fra la popolazione straniera presente in Italia: nel 1993 gli stranieri con HIV rappresentavano meno del 3% dei sieropositivi diagnosticati in quell’anno, mentre oggi sono il 32,0%, anche se nello stesso periodo è aumentato il numero delle persone straniere presenti in Italia.

Alla luce di queste considerazioni si possono riconoscere due importanti priorità nei futuri interventi di sanità pubblica per ciò che riguarda l’infezione da HIV/AIDS: a) ottenere nel più breve tempo possibile una riduzione complessiva del numero di persone con infezione da HIV che non conoscono il proprio stato sierologico e di conseguenza la riduzione del numero di soggetti che giungono alla diagnosi di infezione da HIV contestualmente alla diagnosi di AIDS e b) implementare percorsi specifici, che garantiscano una continuità terapeutica, di prevenzione, diagnosi, cura e follow-up delle infezioni opportunistiche e delle co-infezioni per facilitare l’accesso ai servizi sanitari alle persone a maggior rischio di esclusione sociale. Tra queste va data particolare attenzione a coloro che vivono in condizioni estreme, senza fissa dimora e tossicodipendenti sia italiani che stranieri.

Per ottenere i risultati sperati di riduzione del serbatoio di infezione, diminuzione della spesa sanitaria necessaria per curare i soggetti con avanzata progressione clinica dell’infezione da HIV, continuità terapeutica e appropriatezza delle prestazioni sanitarie, è indispensabile che i servizi sanitari pubblici e le Associazioni della Consulta per la lotta contro l’AIDS lavorino sinergicamente sul territorio potenziando così l’accesso della popolazione target ai percorsi di prevenzione diagnosi e cura dell’infezione da HIV/AIDS.