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I risultati della ricerca

Mutilazioni Genitali Femminili

MGF e gli operatori di settore: attività e conoscenza, ruoli e percezione in un’analisi esplorativa
Il campione sondato è composto da un totale di 2500 intervistati di cui 1.421 rispondenti, di cui 313 mediatori culturali (e professionalità affini) e 1.108 operatori sanitari, composto in maggioranza da donne (più del 70% degli intervistati in entrambi i campioni).
La pratica delle MGF rappresenta una conoscenza consolidata per l’82% dei mediatori culturali e per il 90% degli operatori sanitari contattati. Tuttavia, una fetta non trascurabile di addetti dichiara di non conoscere questo problema (circa il 17% dei mediatori ed il 10% degli operatori sanitari), anche se molti di essi manifestano interesse verso un approfondimento (più la metà di chi non è a conoscenza della pratica delle MGF dichiara di essere interessato a saperne di più). Sono le donne ad essere più informate e sensibili al problema.
Fra i mediatori culturali, il 21% del campione dichiara di avere una conoscenza personale sulle MGF e un altro 20% circa ne è venuto a conoscenza tramite i mass-media. Circa due quinti del campione, tuttavia, indica la formazione professionale e la documentazione su letteratura scientifica come principali canali informativi sul tema. Per quanto riguarda gli operatori sanitari, i principali canali informativi sulle MGF includono la formazione tecnico professionale (21%), la letteratura scientifica (15%), e l’attività professionale (20%), ma anche l’uso dei mass-media (30%).
La percentuale di intervistati che ha partecipato a specifici interventi formativi sul tema delle MGF è piuttosto bassa: si tratta del 21% del campione dei mediatori e del 12% fra gli operatori sanitari. Circa il 34% dei mediatori culturali ed il 33% degli operatori sanitari dichiarano di conoscere le recenti disposizioni di legge sulle MGF. Di questi ultimi solo il 53% è a conoscenza delle linee guida emanate dal Ministero della Salute.
Quali conoscenze sulle MGF dovrebbero essere un patrimonio indispensabile degli operatori di settore? L’argomento più gettonato risulta essere quello delle origini e del significato delle MGF: questo tipo di conoscenza viene considerata indispensabile da più del 60% del campione di mediatori culturali e scende a circa il 45% tra gli operatori sanitari. Importanti, ma non indispensabili, vengono considerate anche le nozioni di base sugli aspetti clinici e assistenziali connessi alla pratica delle MGF.
Chi dovrebbe occuparsi di MGF? I servizi sociali e sanitari vengono chiamati in causa nel 44% e nel 75% dei casi (rispettivamente fra i mediatori culturali e gli operatori sanitari), come pure la comunità di appartenenza (il 42% dei mediatori e il 12% degli operatori). Per gli intervistati hanno un ruolo marginale le istituzioni scolastiche ed i mass-media nonché le istituzioni preposte alla sicurezza, quali magistratura e forze dell’ordine. Fra i mediatori culturali, risponde positivamente sulla presenza nella struttura di appartenenza di un protocollo di intervento per agire con donne e/o bambine con MGF solo un intervistato su dieci. A questa quota si aggiunge più di un quarto del campione che dichiara di non essere informato sulla disponibilità di un tale strumento nella propria struttura.
Più del 60% dei mediatori e quasi il 30% dei sanitari associa la pratica delle MGF ai gruppi sociali meno abbienti e/o poco istruiti. Circa la metà del campione, tuttavia, vede le MGF come garanzia di purezza e pulizia nelle società dove esse vengono praticate. La grande maggioranza degli intervistati ritiene che le MGF vengano praticate su bambine, mentre quasi la metà del campione crede che le MGF siano una tradizione della religione musulmana.
Pochi intervistati concordano con l’opinione per cui le MGF sono una pratica legata alle tradizioni culturali della comunità d’origine del migrante e pertanto devono essere rispettate. Solo un quarto del campione ritiene che le MGF non riguardano né interessano le società occidentali. Il campione si divide maggiormente sull’affermazione per cui le MGF sarebbero una pratica da modificare, eventualmente in favore di riti meno traumatici. Quasi il 40% si dimostra favorevole, sia tra i mediatori che tra i sanitari. Infine, per quasi tutti gli intervistati, le MGF riguardano anche le società di accoglienza che devono provvedere attivamente alla prevenzione e al contrasto nonché alla tutela delle vittime.
Solo il 10% dei mediatori dichiara di essere venuto a contatto con bambine a rischio di MGF. Fra gli operatori sanitari, questa percentuale sale al 24%. Hanno avuto più probabilità di assistere donne o bambine con MGF gli operatori che prestano servizio nei consultori familiari e nei reparti ospedalieri, con percentuali che superano il 40% dei casi. Il 32% degli dichiara di non aver avuto difficoltà di relazione con donne/bambine con MGF. Nei rimanenti casi, grande importanza hanno avuto le limitate esperienze personali nel trattamento di problematiche quali le MGF (nel 26% dei casi), le difficoltà di comprensione per motivi linguistici e/o culturali (in un altro 26% dei casi) e, infine, l’emergere di situazioni di conflitto con la donna/bambina o con i suoi familiari.