La storia
L'origine delle mutilazioni genitali femminili è difficilmente valutabile, anche se viene in genere circoscritta in vaghi confini all'interno del grande Vicino oriente antico.
Le mutilazioni genitali femminili sono state presenti sicuramente in epoca pre-islamica nel corno d'Africa, dove dall'antichità era praticata l'infibulazione tra le donne dei cacciatori Midgàn.
Il loro uso è segnalato già da Erodoto, che ne valuta la presenza dal V secolo a.C. tra etiopi ed egizi. Strabone nel I secolo a.C. conferma che tali pratiche erano diffuse nell'antico Egitto, dove l'escissione femminile veniva comparata con la circoncisione maschile ebraica.
Le popolazioni arabe durante la loro espansione nel continente africano potrebbero aver acquisito tali pratiche diffondendole successivamente nel resto del mondo arabo.
Dalla loro diffusione nell'antico Egitto, potrebbero essere state esportate nell'antica Roma. Lo stesso termine "Infibulazione" deriva dal latino "fibula", la tradizionale spilla utilizzata dai romani per la chiusura della toga ed estesa a violenta forma di controllo della sessualità delle schiave.
Nessuna religione prescrive la circoncisione femminile, mentre in ambito medico già Galeno concordava nel II secolo sulla pratica egiziana dell'escissione clitoridea per la sua efficacia terapeutica contro svariate patologie femminili e successivamente vari medici arabi ne sottolinearono l'utilità terapeutica.
Attualmente effettuate in 28 paesi africani ed in alcuni stati dell'Asia occidentale ed orientale, le mutilazioni genitali femminili sono particolarmente diffuse nel corno d'Africa. In particolare, la loro più grave espressione, l'infibulazione, è specificamente diffusa in Somalia. L'escissione è invece ancora praticata in Africa nord-orientale (Egitto, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Somalia), con una significativa presenza anche in altri paesi dell'Africa occidentale.
Nel 1990 al termine di un Seminario regionale, le agenzie delle Nazioni Unite e 28 paesi partecipanti all'incontro hanno adottato il termine comune di "Mutilazioni genitali femminili" per includervi ogni forma di modificazione dei genitali (sintetizzabile nella tipologia elaborata dall'OMS), per sostituire quello più ambiguo di "circoncisione femminile" che rischiava di essere confuso con la maschile circoncisione.

