Festival Internazionale sui Diritti Umani
Dal 24 al 30 Settembre 2010 si è tenuto, presso il Campus “Selva dei Pini” di Pomezia (RM), il Festival Internazionale sui Diritti Umani. L’evento è realizzato dalla Città di Pomezia, l’Università degli studi di Roma La Sapienza, il Scientific Park University Campus “Selva dei Pini”, e il Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica con il patrocinio del Parlamento Europeo. Il 25 settembre è intervenuto il Prof. Aldo Morrone con una relazione dal titolo “L’elogio della Marginalità”, mentre il 28 settembre è stato il turno della Dott.ssa Paola Scardella, Direttrice della U.O.C. Promozione della Salute Nutrizionale dell’INMP, che con “Il cibo come terreno d’incontro fra diverse culture” ha trattato il tema del sincretismo alimentare. Il Prof. Morrone, oltre che relatore, è anche membro del Comitato Scientifico dell’evento. In allegato alla pagina è disponibile il programma dell'evento.
Per ulteriori informazioni vai al sito: http://www.ceasonline.com/
Comitato Scientifico
Presidente: Alessandro Ceci, Consorzio per l’Università di Pomezia
Aldo Morrone, Direttore Generale INMP - Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà
Beatrice Costa, Policy Officer ActionAid Italia
Fabio Massimo Abenavoli, Presidente Smile Train Italia Onlus
Francesca Rocchi, Presidente Slow Food Lazio
Francesco Bruno, Università della Calabria
Francesco Paolo Casavola, Presidente Comitato Nazionale per la Bioetica
Franco Grillini, Presidente Onorario Arcigay
Simone Ovart, Presidente Comitato Nazionale UNIFEM Italia – Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo delle Donne
Pietro Marcenaro, Presidente Commissione Straordinaria del Senato per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani
Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente
Presentazione del Festival
Esiste ancora la vergogna? E, a maggior ragione nella società della comunicazione, esiste ancora “una vergogna comunemente riconosciuta” come l’ha definita, ben 400 anni prima di Cristo, Pericle?
Oppure, con la invadenza e l’invasione della spettacolarizzazione, la vergogna è stata definitivamente abrogata, non cancellata, ma trasformata in connotazione tipica, caratteristica individuale necessaria all’attestazione della propria presenza nel mondo mediatico dell’etere? O, peggio ancora, resiste nel mondo una indifferenza del potere che si esercita sulla vita delle persone e che si esprime, autoreferenziale, sul dolore generato e su quello governato?
Nelle quattro modernizzazioni della storia dell’uomo il potere, per mantenere il suo ruolo, ha dovuto cambiare la sua funzione. Nella prima modernizzazione, in cui si è acquisita la logica come elemento genetico di sopravvivenza della specie, il potere di costruzione del proprio habitat ha avuto una funzione ontologica di salvezza dai pericoli dell’ambiente (ontopower). Con la seconda modernizzazione, l’avvento dell’agricoltura e l’educazione della prole, il potere ha esercitato la propria autoaffermazione, si è legittimato, si è istituzionalizzato, ha imposto il suo egocentrico dominio (egopower).
La terza modernizzazione, l’industrializzazione e la rivoluzione tecnologica, ha esteso la funzione del potere oltre lo Stato, al controllo della vita sociale e dei corpi massificati degli individui singoli e singolari (biopower).
Con l’avvento della quarta modernizzazione l’incontenibile flusso energetico della comunicazione ha permesso al potere di incorporare le menti indistinte della massa, di appropriarsi della verità e, occupando ogni ragione con le sue ragioni, di generare quotidianamente la realtà che gli è più funzionale (epipower). I diritti dell’umanità, in un mondo globale in cui si esercita costantemente la supremazia locale della forza, sono un optional. Anzi, a rigore, l’umanità deve credere suo diritto la ragione del potere. Si è ridotta notevolmente la responsabilità dei governanti sul destino del pianeta. È definitivamente scomparsa la vergogna per un’umanità sottratta al diritto assoluto di essere se stessa.
La vergogna, quando sia percepita, visibile e quindi riconosciuta, è la più radicale forma di delegittimazione, cioè di perdita del consenso politico delle istituzioni. La comunicazione dovrebbe rendere visibile a tutti, appunto comunemente riconosciuta, la responsabilità, cioè la vergogna del potere. E invece non lo fa, ha reso visibile il potere assoluto di ciascuno su chiunque altro e ha occultato la vergogna.
Invece, il potere della religione, per chissà quale motivazione, ci ha permesso di riconoscere la vergogna introducendo l’utile (sebbene per molti aspetti più dannoso) concetto di peccato. Che sia originale o usuale, il peccato riconduce al male e quindi alla colpa di averlo compiuto. Che sia ereditato o prodotto, che sia mortale o veniale, il peccato può essere laicamente interpretato come l’atto o addirittura l’azione irresponsabile che l’uomo compie verso gli altri e il suo ambiente.
Il peccato è comunque l’espressione (o anche un’inclinazione chiamata concupiscenza) del male. Non importa se questo male sia prodotto da una forma di intolleranza religiosa o da un interesse agnostico o addirittura da un irrefrenabile ateismo. Si tratta sempre e comunque di una forma di lacerazione e di sopraffazione dell’altro, una violenza dell’umano contro se stesso, una violazione dei diritti fondamentali dell’umanità. Nel modello di Responsabilità Sociale (per aziende, Stati e associazioni) sono 7 le strutture conservative che reggono, sulla base della nostra teoria della “Sostenibilità”, l’equilibrio di ogni organizzazione complessa. Per noi sono 7 le strutture che mantengono l’entropia in un intervallo di sostenibilità. Per noi, in sintonia con le teorizzazioni di Thom, sono 7 le catastrofi semplici che possono generare una situazione caotica. Ci sembra, dunque un simbolismo perfetto quello di associare, al livello caotico internazionale in tema di diritti umani, i 7 peccati capitali, che rappresentano il vincolo etico di responsabilità e, al tempo stesso, le strutture conservative di una umanità che vuole costruire l’equilibrio del mondo sul suo diritto fondamentale ad avere riconosciuti, per tutti, i diritti fondamentali.
Il festival internazionale dei diritti umani si propone di riconoscere la valenza pre-giuridica dell’etica ed eventualmente, ove ciò non sia già avvenuto, contribuire a trasformarla in valenza giuridica; di riconoscere comunemente la vergogna nei sistemi sociali ed economici e ridurla con una azione politica sostenuta da meccanismi e criteri scientifici, per far in modo che la giustizia nella società possa crescere dentro ed oltre qualsivoglia codificazione.
Metaforicamente la scelta è caduta sui 7 peccati capitali del mondo, intendendosi con quest’espressione non comportamenti vietati dalla legge divina, bensì dal diritto internazionale. In particolare, si vogliono fornire strumenti per comprendere e risolvere le situazioni di violazione dei diritti umani dilaganti nel mondo.
Si prevedono interventi di addetti del settore, la partecipazione di organizzazioni (governative e non), e il coinvolgimento della società civile. E’ inoltre prevista attività di educazione ai diritti umani, rivolta in particolar modo alle scuole primarie, nella consapevolezza che l’educazione sia il primo passo nel cammino verso la condizione ottimale in cui tutti gli esseri umani possano godere dei diritti che spettano loro in quanto tali.

