La comunicazione transculturale per migliorare l’accesso e l’appropriatezza dei servizi territoriali
Roma, 11 giugno 2010
Si terrà Venerdì 11 giugno 2010, presso l’Hotel Selene di Pomezia (RM), il convegno “La comunicazione transculturale per migliorare l’accesso e l’appropriatezza dei servizi territoriali”.
All’interno della sessione Costruire il futuro per non subire il futuro prenderà parte all’evento in qualità di relatore anche il Prof. Aldo Morrone, Direttore Generale dell’INMP, con un intervento dal titolo “Equità nell’accesso ai servizi da parte della popolazione migrante: L’INMP come strumento di formazione e ricerca per la comunicazione transculturale”.
In allegato alla pagina è consultabile il programma del convegno
L'approccio transculturale
Le società multietniche e multiculturali rappresentano i nuovi scenari al cui interno devono formarsi e interagire tra di loro le differenti identità personali e di gruppo. Personalità completamente differenti dovranno orientarsi tra molteplici valori, a volte contrastanti, e dovranno individuare nuove strategie che conducano all’integrazione superando ostacoli e frammentazioni. Si sta recentemente delineando un approccio transculturale, che poggia le sue basi su una nuova lettura dei fenomeni culturali, contestando l’importanza che viene ancora riconosciuta agli aspetti biologici ed etnici dell’identità culturale.
Secondo questo approccio non è più corretto parlare di un “tipo di cultura” unitaria e autoctona; non esistono più “culture isolabili”, ma esistono differenti forme di vita trasversali, in continua evoluzione ed impregnate di elementi nuovi. Le nuove forme culturali che stanno emergendo hanno già precise caratteristiche multietniche e si contrappongono a quelle tradizionali.
Esiste un quadro concettuale di riferimento a cui è necessario rifarsi e che consiste nel rispettare le diversità e nell’integrarle in un’unità che non le annulli.
Todorov chiama Transculturazione, l’acquisizione di un nuovo codice senza la perdita del precedente. Da questa derivano anche l’atteggiamento di curiosità e di tolleranza per il diverso che sono essenziali per garantire il processo di integrazione progressiva tra le diversità, in modo tale che a ciascuno sia garantita la possibilità di autonomia e di scelta dell’appartenenza.
Transculturale è quindi l’impegno teso ad evitare sia l’omologazione che la separatezza, è lo sforzo di proporre un progetto educativo e valoriale di carattere sovranazionale senza tuttavia rinnegare le singole culture. E’ un processo che si muove verso l’universale, rispettando la specificità di ogni singolo individuo. Il mezzo per raggiungere l’umanizzazione delle culture è rappresentato dal dialogo, attraverso esso si può educare alla alterità e alla solidarietà, si può accompagnare l’uomo al superamento del proprio individualismo per riconoscersi come parte di una comunità più ampia che è al di sopra delle razze, delle culture, delle fedi religiose e delle convinzioni politiche. Ma l’impegno transculturale deve avvalersi di competenze e abilità tecniche ,sociale, culturali e politiche
In particolare occorre sviluppare capacità di:
• empatia: ossia la capacità di capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni di un altro in una determinata situazione;
• exotopia: distanziamento culturale che permette di accettare le diversità dell’altro;
• decentramento culturale: ossia la possibilità di riflettere sui propri pregiudizi, stereotipi (condizionamenti culturali);
• gestione dei conflitti: per essere in grado di controllare lo stress determinato dall’incontro di diversità;
• plurilinguismo: necessario all’arricchimento dialogicocomunicativo;
• multiprospettività: ossia la capacità di leggere “oltre” la propria tradizione;
• comunicazione: per facilitare la relazione tra soggetti appartenenti a culture diverse.
Se si vogliono conoscere gli uomini, bisogna guardarsi attorno.
Se si vuole conoscere l’uomo bisogna portare il proprio sguardo lontano, osservare le differenze per ritrovare i tanti ponti che ci uniscono, l’universale che è in tutti.
È ciò che si afferma nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ripresa nell’articolo 3 della nostra Costituzione:
Pertanto si ritiene inderogabile la necessità di “arricchire” tutto il lavoro delle professioni impegnate nel Welfare (clinico, socioeducativo, assistenziale, scolastico ecc.) da mero intervento tecnico di applicazione di regole professionali e manageriali con l’utilizzo di strumenti di mediazione transculturale, come promozione di spazi di parola, di riflessione e di incontro.
Chi opera nelle molteplici professioni d’aiuto, chi dirige ed è responsabile di strutture ed articolazioni del sistema di Welfare, deve essere consapevole di svolgere un “mestiere a rischio etico”, di dover essere un interprete attivo e responsabile dei bisogni emergenti, precursore e partecipe di nuove linee di intervento e di azioni innovative”.
Obiettivi
• Sviluppare le competenze transculturali nel management e tra gli operatori
• Fornire conoscenze perché in diversi contesti, secondo modelli e contenuti condivisi,gli operatori territoriali divengano persone con una cultura aperta alle diverse culture e con strumenti di comunicazione transculturale
• Promuovere modalità di relazione tra operatori e cittadini di diverse culture che escludano il conflitto.
• Fornire elementi informativi e metodologie per modellare i servizi dellarete territoriale con proattività rispetto alle rapide trasformazioni demografiche.

