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Interscambio di esperienze tra Italia e Cuba - Emergenza AIDS

 

Interscambio Italia Cuba - Locandina

Teatro Anatomico
Sede INMP, 25-26 Giugno 2009

L’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), in collaborazione con l’Associazione “Noi Medici per Cuba” e l’Associazione Nazionale di Amicizia “Italia Cuba”, organizza per i giorni 25-26 Giugno 2009, presso il Teatro Anatomico dell’Ospedale San Gallicano, il convegno dal titolo Emergenza AIDS – Interscambio d’esperienze tra Italia e Cuba.
Italia e Cuba pur rappresentando, da un punto di vista socio-politico, due realtà eterogenee, si trovano entrambe unite nella lotta contro l’AIDS. A differenziare i due paesi nel tentativo di contrasto della malattia sono le esperienze assistenziali e le modalità di prevenzione attuate nel corso di questi venticinque anni di lavoro (da quando, cioè, l’AIDS è divenuta un’emergenza di caratura internazionale) .
Nelle diverse zone del panorama mondiale, gli interventi clinici adottati hanno subito l’influenza delle peculiari condizioni socioeconomiche esistenti: mentre il mondo occidentale ha investito ingenti somme per la ricerca del vaccino e per i programmi d’informazione e prevenzione, nel sud del mondo, specialmente nel continente africano, la lotta all’epidemia è stata affrontata solo attraverso quei progetti ideati e realizzati dalle associazioni e dalle campagne politiche provenienti dal “nord del pianeta”: si è trattato di progetti sicuramente molto costosi, ma portati avanti nell’assoluta assenza di servizi sanitari adeguati, di operatori sanitari, e di una pianificazione strutturata in grado di cambiare i comportamenti a rischio.
Ci sono poi nazioni come l’India, il Sudafrica e Cuba che hanno invece seguito linee guida autonome, nonostante magri budget sanitari a disposizione.
Il Convegno intende approfondire i sistemi d’intervento che Italia e Cuba hanno utilizzato su scala nazionale, sia nella sorveglianza medica dei relativi comportamenti sociali, sia sulla ”segregazione”, attuata più o meno parzialmente, delle persone infette, con lo scopo di migliorare ed individuare le prospettive di lavoro più efficaci impiegate e prendendo in considerazione “risultanti” medico-scientifici adeguati al territorio, in conformità degli aspetti geografici, culturali e sociali propri a ciascuna realtà.