Obiettivi
I compiti assegnati all’Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà dal decreto del Ministro della Salute del 3 agosto 2007 sono: a. svolgere, in conformità alle programmazioni nazionale e regionali, attività di ricerca per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà; b. elaborare e attuare, direttamente o in rapporto con altri Enti, programmi di formazione professionale, di educazione e comunicazione sanitaria con riferimento agli ambiti istituzionali di attività; c. supportare, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con altre Organizzazioni internazionali, l’organizzazione del trattamento delle malattie della povertà nei Paesi in via di sviluppo attraverso la ricerca clinica ed altri strumenti; d. elaborare piani di ricerca clinica e modelli, anche sperimentali, di gestione dei servizi sanitari specificamente orientati alle problematiche assistenziali emergenti nell’ambito delle malattie della povertà, anche in collaborazione con l’Unione Europea e Organismi dedicati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; e. istituire una rete delle Organizzazioni italiane, europee e internazionali, pubbliche, del privato sociale e del volontariato che si occupano della promozione della salute delle popolazioni migranti e del contrasto delle malattie della povertà; f. assicurare le attività assistenziali tramite le strutture delle regioni partecipanti. La realizzazione di tali obiettivi generali si concretizza in maniera più dettagliata nelle seguenti attività. Consulenza per la realizzazione di assistenza sanitaria specialistica Si propone di contribuire all’attivazione di strutture socio-sanitarie regionali per la diagnosi, prevenzione e cura delle principali patologie legate alle migrazioni e alle popolazioni umane mobili (turisti, viaggiatori internazionali, richiedenti asilo, rifugiati, profughi, vittime di tortura e nomadi) e per il contrasto delle patologie della povertà, in stretta integrazione con i servizi territoriali, con le ASL della regione, con le associazioni del volontariato e del terzo settore attive nel campo delle migrazioni. Le strutture dovrebbero soddisfare anche le esigenze sanitarie degli operatori del turismo, dei missionari, dei viaggiatori da e per i Paesi tropicali, fornendo visite specialistiche ed informazioni sanitarie aggiornate per la prevenzione delle malattie più comuni nelle regioni tropicali. Inoltre appare opportuno attivare una strategia di prevenzione ed intervento sul fenomeno delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) nelle bambine e donne immigrate, secondo quanto raccomandato dalla apposita Commissione Nazionale attivata presso il Ministro della Salute. Quindi appare necessario istituire strutture sanitarie poli-specialistiche, con uno staff multidisciplinare di mediatori linguistico-culturali formati ad hoc, da utilizzare nell’attività di accoglienza e di facilitazione all’accesso ai servizi del Sistema Sanitario Regionale nella regione Lazio, nella regione Puglia e nella regione Siciliana. In questo modo sarebbe possibile sperimentare, validare e divulgare un modello di offerta socio-sanitaria multidisciplinare e interculturale, al fine di favorire la tempestività dell’accesso ai servizi e l’efficacia correlata alla compatibilità con l’identità socio-culturale di tali gruppi di popolazione. Le strutture dovrebbero avere la possibilità di offrire prestazioni ambulatoriali e di diagnostica specialistica, anche utilizzando strutture sanitarie già esistenti nella regione attraverso la realizzazione di appositi protocolli d’intesa. Inoltre dovrebbero poter utilizzate sistemi di teleconsulto, inclusa la rete degli Ospedali Italiani nel Mondo, che consentano di entrare in contatto con centri specialistici di eccellenza presenti in tutta Italia, al fine di ottenere rapidamente ed a basso costo, evitando una mobilità sanitaria ingiustificata, un supporto al percorso diagnostico e terapeutico.
Formazione
Oltre alle attività sopra delineate, appare necessario colmare il gap di formazione specialistica degli operatori socio-sanitari che vengono a contatto con la popolazione migrante finalizzata all’approccio interculturale, nella tutela della salute degli immigrati, richiedenti asilo, vittime della tratta, senza fissa dimora e nomadi, e per il contrasto delle patologie della povertà, individuando modelli di intervento per il corretto e tempestivo accesso al S.S.R., con rispetto delle diverse identità culturali, con accreditamento ECM. Si ravvisa l’esigenza della realizzazione di percorsi formativi dedicati agli operatori delle istituzioni socio-sanitarie locali competenti e a quelli dei Centri Permanenza Temporanea e Assistenza degli immigrati che operano nella regione. C’è il bisogno di colmare il deficit riguardo ad un percorso formativo adeguato per il miglioramento delle capacità di intervento socio-sanitario degli operatori coinvolti riguardo alle principali patologie tropicali, emergenti e riemergenti e da importazione. Si tratta di costruire un intervento di sostegno formativo, che si avvalga del contributo di esperti nel settore della medicina delle migrazioni e del contrasto alle patologie della povertà, al fine costruire con gli operatori socio-sanitari locali un percorso di educazione, prevenzione, diagnosi e cura, di questi gruppi di popolazione, adattato ad un contesto multiculturale in rapporto con le istituzioni sanitarie locali. Occorre definire un percorso per la ricostruzione della storia sanitaria di queste persone, delle loro condizioni di criticità, dei possibili interventi a breve e medio periodo, avvalendosi anche del contributo di staff multiculturali in cui inserire mediatori linguistico-culturali. Tali mediatori linguistico-culturali debbono essere formati ad hoc al fine di poter interagire positivamente con gli operatori sanitari e le strutture sanitarie locali. Inoltre occorre curare la formazione degli operatori socio-sanitari locali nel riconoscimento delle patologie e condizioni delle persone vittime di tortura, che possono accedere alla richiesta dello status di rifugiati, curando anche la metodologia di raccolta dei dati anamnestici. Occorre realizzare anche la possibilità di utilizzare supporti telematici per la formazione a distanza, sulla falsariga di quanto già fatto con l’Alleanza degli Ospedali Italiani nel Mondo, che consentano di entrare in rapporto con istituzioni formative specializzate nel settore presenti in Italia ed all’estero.
Ricerca
Appare necessario provvedere anche a uno specifico settore dedicato all’attività di ricerca sanitaria e scientifica, che si integri in una rete nazionale ed internazionale di strutture esperte nel settore della medicina delle migrazioni e del contrasto alle patologie della povertà che si avvalga anche di una infrastruttura telematica Web-oriented per la raccolta e lo scambio di informazioni. Le attività di ricerca debbono prevedere: a. Sperimentazione e validazione di una serie di strumenti sistematici di riconoscimento, monitoraggio e valutazione dei bisogni di salute delle comunità di migranti e di popolazioni a rischio di povertà; b. Sperimentazione di modelli organizzativi e gestionali per la tutela e l’assistenza delle comunità e delle fasce fragili della popolazione italiana, con l’obiettivo di favorire la tempestività nel ricorso ai servizi e la compatibilità con l’identità culturale di tali comunità. c. Osservazione epidemiologica per rilevare la tipologia e la frequenza della patologia riscontrabile (sia quella più comune, che quella di rara osservazione) e i fattori condizionanti più rilevanti delle manifestazioni patologiche. d. Attività di cooperazione scientifica nazionale ed internazionale, di consulenza clinica e sperimentale e di cooperazione formativa, da sviluppare attivando una rete di riferimento con centro specializzati. e. Realizzazione di pubblicazioni scientifiche che raccolgano i risultati dell’attività di ricerca e li mettano a disposizione della comunità scientifica nazionale ed internazionale.

