Welcome - Ultimo appuntamento con "Sottopelle"
Dopo il successo dei precedenti incontri, Giovedì 6 maggio 2010, presso l’Aula Agostini dell’Ospedale San Gallicano (Trastevere, Via di San Gallicano 25/a) a partire dalle 18,30, si è tenuto l’ultima appuntamento con “Sottopelle. Attraverso il cinema storie di vita”, la 2° rassegna cinematografica internazionale promossa dall’INMP.
È stato proiettato Welcome, un film di Philippe Lioret uscito lo scorso 11 dicembre, che vede protagonisti Vincent Lindon, Firat Ayverdi e Audrey Dana.
Per l’appuntamento finale era presente in aula, per il dibattito con il pubblico, Vincenzo Consolo, autore di molti romanzi tra cui La ferita dell’Aprile (1963), Il sorriso dell’ignoto marinaio (1987) e Il corteo di Dioniso (2009).
di Philippe Lioret • 2009 • 105’
Con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana
Dopo tre mesi di viaggio a piedi, Bilal fuggito da Mossul, giunge nella “giungla” di Calais e lì, quando crede di avercela fatta e di essere ormai vicino al suo amore Mina, anche lei curda, che lo aspetta a Londra, dove vive con la famiglia, scopre quanto possano essere ardue le difficoltà di chi persegue un sogno. Il film racconta, ben documentato, l'inferno del porto di Calais, dei clandestini che a rischio della vita tentano di attraversare a tutti i costi il mare e delle forze dell'ordine che con estrema efficienza eseguono l'ordine di non farli passare. La legge 622/1 di Nicolas Sarkozy introducendo il reato di immigrazione clandestina, che punisce sino a cinque anni i francesi che la favoriscono, ha messo sotto inchiesta l'organizzazione umanitaria Emmaus ed interrogato per ore una casalinga che ha ricaricato il cellulare ad alcuni clandestini. L'amore dei due ragazzi non sarà sufficiente a superare le difficoltà che li separano, ma sarà una grande lezione per tutti. Bilal, che ha deciso di attraversare a nuoto quel mare che lo separa da Mina, andrà a prendere lezioni di nuoto da Simon. “Lui ha fatto 4000 chilometri a piedi per rivedere la sua ragazza. Tu sei andata via ed io non ho attraversato la strada per fermarti.”
Così Simon sintetizza alla moglie, da cui si è appena dolorosamente separato, la grande lezione che lui riceva dal ragazzo a cui insegna a nuotare. Un grande film che riesce a toccare corde profonde, un film in cui, al di là della tragicità che lo pervade, trionfa l'amore, l'amore dell'uomo per l'uomo, quell'amore che è capace di farci mettere in gioco, che ci fa superare sfide enormi, sfide a cui non ci sentiamo mai pronti e lo fa parlando d'altro, denunciando la piccineria di chi sta arroccato nel proprio nido sicuro, di chi non è disposto a mettersi in discussione, di chi non vuole rinunciare a nulla di ciò che ha ottenuto spesso sottraendolo, anche se inconsapevolmente a qualcun altro, ma lo fa raccontandoci anche delle tante persone che ogni giorno cercano di versare un goccia di elisir nel mare della sofferenza, quel mare nero che il nostro Bilal tenta strenuamente di attraversare.

