"Stranieri o cittadini del mondo?" - Un Convegno dedicato alla figura del Mediatore Transculturale e al suo emergente ruolo nel panorama sanitario nazionale
Exposanità - Bologna, 26 MAGGIO 2010
Ci sono argomenti che riguardano tutti i sistemi di sviluppo del mondo occidentale, compresi quelli sanitari: la nascita di una nuova figura professionale. Esiste la reale esigenza di affrontare sfide che permettano di eliminare quella rigidità istituzionale tipica del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) per creare una flessibilità di offerta che vada incontro a una domanda sempre più diversificata. Questo e molti altri sono stati i temi affrontati durante il convegno “Stranieri o cittadini del mondo”, organizzato dall’INMP nell’ambito di Exposanità 2010.
“Una sala piena di persone che ha condiviso l’esperienza formativa dell’INMP e che è interessata ad unire le proprie conoscenze per un futuro diverso, è motivo d’orgoglio e di profonda gratitudine”. Il Prof. Aldo Morrone, Direttore Generale dell’INMP, esprime una sentita riconoscenza a tutti i mediatori culturali che hanno partecipato al Progetto Pass e a tutti quelli che da anni lavorano al suo fianco nella realizzazione di progetti e che oggi sono pronti a coordinare e creare una rete nazionale viva e propositiva.
È interessante vedere come esista una divisione tra garantiti e non garantiti, ovvero tra chi ha diritti e chi non ne ha. Per l’INMP lavorare a contatto con le persone che non hanno diritti rappresenta una risorsa e un grande privilegio. È evidente a chiunque che c’è una notevole disparità di intervento sanitario: è più facile vedere investimenti laddove il PIL è alto, piuttosto che in paesi dove tutt’oggi si concentrano malattie che causano milioni di vittime come la malaria e la tubercolosi.
Strana l’idea che ci si è fatti delle migrazioni: sono un miliardo e 300 milioni le persone migranti ma, al contrario di quello che pensa l’opinione pubblica, non sono tutte dirette verso il Nord del Pianeta. Sono gli stati al confine con i paesi poveri o devastati dalle guerre ad accogliere il numero maggiore di migranti e rifugiati: l’Europa non ne accoglie che una minima parte. E strano Paese è l’Italia, dove alcuni ritengono un problema i circa 5 milioni di stranieri presenti per lavoro e non i 22 milioni che arrivano ogni anno per turismo: sono quest’ultimi infatti che aumentano il rischio di malattie per tutti e che necessiterebbero un continuo monitoraggio. Viviamo in un pianeta in caduta libera verso la povertà più estrema a causa di guerre (guerre di serie B, dimenticate dai media), carestie, mancanza d’acqua, politiche scellerate e cambiamenti climatici (nel 2050 saranno 200 milioni gli eco-migranti che si sposteranno per la desertificazione dovuta ai cambiamenti climatici); madri con i propri figli in fuga verso luoghi dove si possa vivere senza per forza dover combattere contro patologie che uccidono come la malaria o la diarrea. Sono malattie, queste, impossibili da curare perché non muovono gli interessi e sono quindi lontane dal pensiero delle case farmaceutiche che invece continuano a navigare in acque dorate (nel 2004 si è registrato un movimento d’affari pari a 518 miliardi di dollari, dei quali solo il 7% è stato riservato al terzo e quarto mondo).
Nel nostro Paese, seppur non con la stessa drammaticità, i servizi sono all’avanguardia per chi vive nel benessere e risultano inefficaci per chi è povero. L’Ospedale San Gallicano dal 1725 si contraddistingue nell’attenzione che rivolge al viaggiatore senza garanzie, dall’allora pellegrino all’immigrato d’oggi. Lo fa attraverso lo sviluppo di politiche che facilitano l’accesso ai servizi delle frange povere della popolazione, la riduzione dei costi e venendo incontro ai bisogni delle persone. Un obiettivo realizzabile solo attraverso la figura del mediatore culturale, un punto di forza nella correlazione tra mondi lontani e vicini e nel rivalutare il momento dell’accoglienza e del prendersi cura.
Dalle esperienze di Rosarno a quelle di Lampedusa, passando per l’Etiopia, Gibuti, l’Afghanistan, l’INMP è impegnato alla realizzazione di una società includente e giusta, dove il diritto ad esistere sia affermato con tutta la sua forza e ci si possa sentire tutti cittadini del mondo. Solo allora non esisteranno più stranieri né clandestini.
“In Europa sono 900 milioni le persone cui non viene riconosciuto il diritto alla salute”. Il Direttore dell’Ufficio Europeo per gli investimenti per la salute dell’OMS, Dott. Erio Ziglio ha relazionato sul tema Rafforzare i Sistemi Sanitari per affrontare le nuove vulnerabilità in Europa. Nella realtà odierna le attese di vita alla nascita non solo possono variare di 20 anni da un’area ad un’altra di un continente, ma cambiano anche di 8/10 anni all’interno della stessa città, che sia questa Copenaghen o Firenze. Ovviamente, a patire la disuguaglianza nei servizi sanitari offerti sono sempre i più poveri, ed è urgente adottare strategie d’intervento che riescano a diminuire almeno del 10% l’ingiustizia sanitaria.
Per l’OMS risulta fondamentale rovesciare la logica d’intervento tentando da un lato di sviluppare politiche efficaci basate su aspetti innovativi che abbattano le spese e dall’altro di favorire, attraverso campagne di informazione mirate, un diverso approccio culturale verso gli stranieri che non si appoggi più sui pregiudizi e gli stereotipi. Come già avvenuto in un modello sanitario recentemente implementato in Scozia (dove le politiche sanitarie si integravano a quelle educative e a quelle politiche in un percorso comune denominato Politica allo Sviluppo), serve adottare strategie che monitorino continuamente l’efficacia o meno delle azioni intraprese.
“È importante iniziare con un dato che cancella da solo tutta una serie di pregiudizi tipici nell’Italia di oggi: nel nostro paese il fenomeno migrante partecipa al gettito fiscale molto più di quello che ne riceve in servizi”. Il Dott. Fosco Foglietta, Direttore Generale dell’Ausl di Ferrara, ha relazionato sull’Essere migranti nei servizi socio-sanitari del welfare. L’accesso ai percorsi assistenziali.
Un piano clinico per definirsi efficace deve cercare di essere presente in maniera attiva anche nelle aree periferiche a più alto rischio. Questo è quello che si intende per locazione delle risorse. Il sistema può funzionare solo se si abbattono quelle barriere che impediscono ai servizi di diventare realmente accessibili per tutti: per raggiungere tale scopo il mediatore transculturale diventa una figura indispensabile.
L’AUSL di Ferrara, a tal proposito, ha costituito 7 punti di informazione strategici direttamente in strada a contatto con la gente. Il lavoro svolto dalle 30 persone in questi focal point ha consentito di fornire informazioni sull’accesso ai servizi sanitari e sull’iscrizione al SSN agli aventi diritto, riuscendo a diminuire il ricorso alla sanità illegale cui si fa ricorso quando si ha paura di venir denunciati.
“In un paese arretrato il populismo è alimentato dalla mancanza di dati. E’ quello che sta accadendo in Italia”. Questa è l’introduzione del Dott. Andrea Stuppini, Responsabile del Servizio Politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale (Regione Emilia Romagna), all’intervento Produttori, contribuenti, consumatori: il contributo finanziario degli immigrati. In Italia ci sono 4 milioni e mezzo di stranieri di cui 2 milioni e mezzo di lavoratori. Hanno un’età media di 31 anni, a fronte dei 45 anni degli italiani. Sono cittadini italiani a tutti gli effetti 250 mila persone, un altro milione è formato da cittadini comunitari che possono accedere a tutti i servizi, e, non ultimo, degli 800 mila minori stranieri totali, 500 mila sono nati in Italia. Non è certamente possibile definire questa una realtà straniera.
I contributi fiscali versati sono oltre i 7 miliardi di euro, mentre la spesa di ritorno non supera i 3 miliardi. Se l’INPS è tornato in attivo, dopo un decennio di passivo, lo si deve agli stranieri.
Così come la spesa sanitaria dedicata agli stranieri non va oltre il 2,5% del totale (in Europa il 3,3%), anche negli altri servizi le cose non vanno certo meglio: i lavoratori stranieri pagano il 6,5% di contributi per riceverne l’1% in servizi.
“Nati per difendere chi è in strada senza più futuro e senza più diritti”. Il presidente dell’Associazione Avvocato di Strada, Dott. Antonio Mumolo, ha presentato una relazione dal titolo Le culture ed i diritti dei migranti: risorse per il cambiamento. Quella dell’Associazione Avvocato di strada è un’avventura nata dieci anni fa a Bologna e positivamente esportata in 19 città italiane tra nord e sud, metropoli incluse. A Roma nello sportello all’interno dell’INMP operano 25 avvocati volontari, mentre altri 650 lavorano lungo la penisola.
Sono 2072 i casi seguiti lo scorso anno tra uomini e donne, italiani e stranieri, a livello civile, penale e amministrativo. I casi italiani riguardano per lo più persone senza dimora: si è potuto constatare un raddoppiamento delle richieste d’intervento, segno di una povertà in forte crescita ma anche di una deriva culturale dove l’imperativo ad essere belli, atletici e contenti, stride fortemente con la realtà della strada.
Ad alimentare questo strato di povertà hanno contribuito diversi fattori: l’insufficienza della legge Bossi-Fini che produce in modo continuo clandestini illegali; l’Ufficio dell’Azione previsto dalla legge, ovvero la possibile delazione del comune cittadino nei confronti dello straniero sopettato di non avere i documenti in regola; la perdita della residenza sempre più a rischio da quando sono i sindaci che decretano in base al giudizio che danno sui requisiti di vivibilità presentati.
Il Dott. Alessandro Lombardi della Direzione Generale dell’Immigrazione, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha riportato l’attenzione del convegno sul ruolo della mediazione culturale all’interno dell’esperienza del Progetto Pass, con la relazione sulle Politiche per l’integrazione in Italia.
L’impianto giurisdizionale del nostro paese sull’integrazione è ancora giovanissimo, dal momento che solo dal 2009 esiste la definizione d’integrazione: un percorso comune di convivenza tra italiani e stranieri, in un quadro costituzionale che permetta la partecipazione di tutti alla crescita del Paese. Si è poi sottolineato come tramite l’art. 42 siano stati messi in campo tutti gli attori istituzionali (Stato, Regioni e Amministrazioni locali) per poter arrivare ad un reale processo d’integrazione. Il Documento Programmatico Triennale (l’ultimo 2004-2006), individua inoltre la figura del mediatore transculturale come decisiva per migliorare la comunicazione su temi importanti quali l’interruzione di gravidanza, la vaccinazione, i rischi sul posto di lavoro, la prevenzione ecc. Il mediatore deve svolgere un ruolo centrale tra la Pubblica Amministrazione (P.A.) e il soggetto che richiede un servizio, ed oggi appare ancora più chiara la necessità di diversificare la risposta a seconda del paese di provenienza e dell’età della persona richiedente. Il Progetto Pass ha permesso di raggiungere molti obiettivi, ma tanto ancora è da fare, a cominciare dall’abbattimento delle barriere linguistiche: i migranti devono ridurre ulteriormente la distanza che li separa da una buona conoscenza della nostra cultura e della nostra lingua affinché la terza generazione possa sentirsi realmente integrata.
Sono poi intervenuti i rappresentanti regionali protagonisti del Progetto Pass (c’erano rappresentanti delle Regioni Calabria, Sardegna, Campania, Lombardia, Piemonte) a riconoscere quali sono stati i veri meriti del progetto: l’esigenza di un processo formativo per la figura del mediatore culturale che lavora nella sanità; l’importanza d’itinerari formativi uniformi per le pratiche dell’accesso ai servizi e sulla conoscenza di singole norme, spesso ignorate dagli stessi operatori italiani; il fatto che sia stato un Ente pubblico a proporre il progetto; l’occasione di conoscere realtà immigrate nella propria regione in precedenza sottovalutate nel loro insieme; la possibilità di entrare in rete con le altre realtà sociosanitarie a livello nazionale; la presenza, nel progetto Pass, di ricercatori delle università della città che ha permesso uno studio attento del fenomeno migrante locale e nazionale
Ha preso parte ai lavori anche l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna, Teresa Mazzocchi che ha parlato degli obiettivi di lavoro che si è posto il governo regionale: la persona al centro delle politiche di welfare come punto di partenza per la costruzione di servizi che rispondano meglio alle domande; fare in modo che l’accesso ai servizi sia davvero aperto a tutti senza privilegi né classificazioni, con un occhio di riguardo all’istruzione e l’integrazione delle donne immigrate.
Al termine del convegno il Direttore Generale dell’INMP, il Dott. Lombardi e le mediatrici dell’INMP, hanno chiesto la nascita di una rete nazionale di mediatori culturali che segua gli sviluppi giuridici e raccolga le istanze dei lavoratori, che combatta l’abusivismo professionale ancora molto diffuso, e che funga come punto di partenza per la creazione di un Albo professionale. I primi passi che l’Associazione dovrà compiere sarà l’elezione di un Direttivo portavoce dei lavoratori.
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