“Libertà precarie: lavoro nero, lavoro grigio e nuove schiavitù” - 2° appuntamento del XVI Corso Internazionale di Medicina Transculturale
Si terrà giovedì 24 febbraio 2011, presso l’Aula Agostini dell’INMP-Ospedale San Gallicano, il 2° appuntamento con il XVI Corso Internazionale di Medicina Transculturale organizzato dall’INMP, dal titolo “Libertà precarie: lavoro nero, lavoro grigio e nuove schiavitù”.
Presentazione del Seminario
L’attuale crisi economica ha un impatto grave e deleterio in primo luogo sull’occupazione “debole”, cioè quella flessibile e precaria, espressa soprattutto nella popolazione straniera. Eppure il contributo dei lavoratori immigrati e dell’imprenditoria straniera in Italia è prezioso in termini economici, attestandosi su un valore prossimo al 10% del Pil nazionale, e molto vitale in termini “umani”: l’11,4% dei titolari stranieri ha un’età inferiore a 29 anni e ben il 70,2% si colloca nella fascia 30-49 anni. Oltre a ciò, si devono tener presenti 1,2 milioni di immigrati finiti nel lavoro irregolare, con il 47,2% di loro che operano completamente “in nero”; fenomeno che caratterizza tutto il sistema economico nazionale, e in primo luogo il settore edile.
Il trattamento economico dei lavoratori stranieri è mediamente del 40% inferiore a quello dei corrispondenti lavoratori italiani, malgrado tra i primi si registri un tasso di scolarità superiore (con il 50% di diplomati e laureati). Turni lunghi e disagiati, anche di 10 ore al giorno, per mansioni per le quali non è richiesta una qualificazione elevata e dove prevale la manualità (edilizia, industria pesante e tessile, agricoltura), cui si accede senza nessun tipo di formazione. Qui affonda le radici il grave fenomeno degli infortuni. Nel 2010 sono avvenuti in Italia 790mila incidenti professionali e 1050 lavoratori hanno perso la vita: il 16,4% degli eventi ha riguardato i lavoratori stranieri, che oltre alle scarse garanzie e alla destinazione a lavori pesanti e pericolosi, presentano fattori di rischio aggiuntivi legati alla non conoscenza della lingua e alla scarsa percezione del rischio.
Vergognose, poi, le condizioni di alloggio per gli stagionali nel settore agricolo, spesso stalle a prezzi di affitto elevatissimi, a fronte di giornate di 12 ore lavorative assolutamente sottopagate (perfino 25 euro al giorno) e a zero tutele. E inqualificabile il problema dei bambini (si stima siano circa 144mila, dai 7 ai 14 anni) sfruttati in condizioni prossime alla schiavitù.
È un dovere per una società civile contrastare simili fenomeni di degrado, e per il Sistema Sanitario saper rispondere alle esigenze legate a quelle condizioni di vita e di lavoro. Nonostante la legislazione preveda un equilibrato rispetto dei diritti umani, la realtà sul territorio tradisce le intenzioni e la regola del diritto rimane troppo spesso inespressa, sia che si tratti di libertà religiosa che di voto, di accesso al lavoro pubblico, di trattamenti previdenziali o di riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero. Sul fronte della salvaguardia e promozione della salute, l’INMP ha attuato un modello originale di intervento, basato sull’inclusione e riconoscimento delle differenze culturali e su una definizione ottimale delle tutele negli ambienti di lavoro, che provvede piena assistenza sanitaria agli irregolari, garantendo loro dagli interventi occasionali e immediati alle degenze per chi ha subito lesioni invalidanti, alle cure di lungo periodo per chi è vittima delle malattie professionali.
Su queste e altre questioni cruciali il Corso Internazionale di Medicina Transculturale invita ora a una seria riflessione, sullo scenario della difficile lotta in atto nel nostro Paese per il riconoscimento e la promozione di pari opportunità di trattamento per i lavoratori migranti e precari. Anche perché non va dimenticato che vicino ai letti dei nostri parenti ospedalizzati lavorano più di 35mila infermieri di origine straniera, divenuti uno dei sostegni fondamentali del nostro Sistema sanitario Nazionale, che avrà bisogno nel prossimo futuro di oltre 60mila infermieri e 22mila medici destinati a occuparsi di una popolazione autoctona sempre più anziana.

