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"La salute della riforma: sovraffollamento e assistenza sanitaria. A che punto siamo?": rispondono gli esperti

"La salute della riforma: sovraffollamento e assistenza sanitaria. A che punto siamo?"

Martedì 22 giugno, presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini, si è tenuto il seminario di riflessione “La salute della riforma: sovraffollamento e assistenza sanitaria. A che punto siamo?”, convegno organizzato dal Forum Nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà personale-onlus, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà-INMP.

On. Leda Colombini insieme all'On. Livia Turco

L’intervento di apertura della giornata è stato quello dell’On. Leda Colombini che ha voluto in qualche modo spiegare i motivi che hanno spinto l’organizzazione del convegno. Infatti, trascorsi due anni dall’approvazione del ddl 230 (datato aprile 2008) che demanda alle Regioni e al sistema delle autonomie locali le competenze relative all’assistenza sanitaria nelle carceri, si è ritenuto urgente e necessario riunirsi per fissare un punto di ripresa condiviso. L’applicazione del decreto costringe tutti ad uniformarsi alle linee guida. La situazione, che si inserisce nel contesto della crisi economica, sta divenendo ormai intollerabile dato l’aumento vertiginoso del numero di detenuti e di malattie all’interno delle carceri (moltissimi i casi di aids): bisogna capire quali risorse è possibile trovare in un periodo di crisi come questo. A fronte dei 43.000 posti disponibili siamo giunti a quota 67.700 detenuti: l’eccessivo sovraffollamento riduce gli spazi, mette a rischio la salute, allunga i tempi per i colloqui, aumenta la sofferenza e le tensioni. È impossibile venire a capo dei problemi, se le linee guida sono difficilmente applicabili. Queste le principali criticità che rischiano di bloccare la riforma. Uno dei maggiori problemi è che le 5 regioni a statuto speciale non sono entrate nella riforma: urge, chiaramente, un intervento che miri ad estendere a tutto il paese il recepimento della stessa. C’è da aggiungere poi che i fondi, previsti dal decreto del 2008, non sono transitati né nel 2009 né tantomeno nel 2010, senza contare che le finanziarie degli ultimi anni non hanno fatto altro che diminuirli. Se passa la manovra in discussione, ci saranno degli ulteriori tagli che avranno un peso determinante sia sui servizi che sulle prestazioni erogate. C’è da chiedersi se ci sia la consapevolezza del livello di sofferenza raggiunto dalle persone e del disagio provocato dalla combinazione tra l’aumento dei detenuti e la diminuzione del personale. La stessa gestione dell’assistenza sanitaria pone grossi quesiti e mostra quanto sia urgente un cambio di rotta. Questo convegno secondo la Colombini sta offrendo l’opportunità di sviluppare un movimento comune che sia in grado di fare delle pressioni rispetto alle numerose richieste. Serve un investimento produttivo sulla sicurezza nelle carceri e il diritto alla salute di tutte le persone detenute. Da anni il forum si vede impegnato a costruire una rete regionale per meglio ramificarsi nel paese e attivare contatti. Fine della sua regionalizzazione sarà inglobare le autonomie locali e riunire tutti i sindaci e i comuni che ospitano gli istituti penitenziari sul proprio territorio.
Importante da questo punto di vista è stato l’accordo formalizzato un mese fa con l’INMP che si pone l’obiettivo di fornire quella formazione e informazione che renda tutti più consapevoli. Se l’INMP può dare la conoscenza scientifica e culturale necessaria, dall’altra parte il Forum può fornire una platea di utenti realmente attenta e molto particolare: i detenuti. Oggi, ha voluto infine ricordare la Colombini, ci si è riuniti per realizzare un passaggio di consegne nella presidenza del Forum, nel tentativo di elevare la qualità della sua azione e possedere quelle forze che in prima persona si sono battute per la riforma. L’On. Livia Turco, neo presidente, è stata una persona senza cui non avremmo la riforma oggi e che permetterà di avere un contatto diretto all’interno del Parlamento.

Aldo Morrone

Aldo Morrone, Direttore Generale dell’INMP, ha voluto ringraziare tutti per la loro presenza al convegno ed ha voluto iniziare il suo intervento facendo un excursus delle legislazioni sul carcere succedutesi negli anni: la legge 325 nel 1975; la legge 419 nel 1998; il decreto legislativo 230 del 1999 e il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2008. In particolar modo ha fatto notare come uno dei problemi del decreto sia la mancanza della figura del mediatore culturale per l’assistenza sanitaria in carcere: è per tale motivo che l’INMP, attraverso progetti come PASS o AIDS & Mobility, sta tentando di formare quanti più mediatori possibili, ritenendoli una figura chiave al giorno d’oggi. Si è poi soffermato sugli istituti carcerari: nel Lazio ci sono 625 detenuti; su 100 di questi 37 sono stranieri; nel 2008 sono stati circa 92 mila gli accessi agli istituti penitenziari; l’età più rappresentata va dai 25 ai 44 anni, e il 34% ha solo il diploma di media inferiore; il 60% è in attesa di giudizio e l’Italia figura al 156 posto nella classifica sul funzionamento della Giustizia, mentre le stime di crescita indicano un numero prossimo alle 100 mila presenze nel 2012. C’è soprattutto una mancata percezione della salute come bisogno primario: il 7,5% dei detenuti ha l’HIV; il 37% l’HCV; il 6,7% l’epatite. Naturalmente più cresce il sovraffollamento e più diminuisce lo stato di salute, denuncia il prof. Morrone. Il grande rischio riguarda le malattie infettive: Aids (test richiesto solo dal 30%), tubercolosi (+17%) ed epatite, sono le più diagnosticate. La grande ferita della popolazione carceraria è rappresentata dalla tossicodipendenza: il 30-50% dei detenuti e il 43% degli stranieri in carcere è tossicodipendente. La letteratura scientifica studia e dimostra che c’è un aumento di tubercolosi in carcere. Lo status di salute psichica dei detenuti è peggiorato e causa un aumento dei suicidi e di tentativi di suicidio: nel 2010 sono stati già 29 i suicidi. La soluzione è investire sulle fasce di popolazione maggiormente a rischio. Oltre al protocollo appena firmato con il Forum Nazionale, il Prof. Morrone ha voluto ricordare il progetto realizzato dall’INMP insieme all’ASL RMB sulle madri e i bambini, affinché non ci siano più minori in carcere (solo a Rebibbia sono 36 i bambini presenti).

Irene Sarti

Irene Sarti, ASL RM B, ha rimarcato che, seppur le competenze relative alla prevenzione e la cura delle persone detenute siano state demandate alle Regioni e al sistema delle autonomie locali, non siano stati istituiti fondi aggiuntivi. La prima necessità è dunque il trasferimento dei fondi: se prima le aziende cercavano di assicurare i Livelli Essenziali di Assistenza con risorse inadeguate, ora quelle risorse sono diventate irrisorie. Affinché sia garantito il diritto alla salute, è necessario adeguare le strutture anche perché al momento gli impianti non sono conformi. Va poi considerato il fatto che con il passaggio di consegne dal Ministero della Giustizia a quello della Salute, il personale ereditato proviene dall’amministrazione penitenziaria ed ha, giuridicamente parlando, un contratto diverso rispetto a quelli che lavorano nel sistema sanitario nazionale: dovrebbe quindi venir previsto un livellamento contrattuale degli operatori. Ogni giorno a Rebibbia ci sono 12/15 nuovi arrivi. La convenzione stipulata con l’INMP riguarda i bambini dai 0 ai 3 anni presenti nelle carceri: il tentativo è di attenuare i problemi dovuti alla costrizione forzata ed evitare una brusca separazione dalle madri una volta compiuti i 3 anni di età.

Dott.ssa Rossana Giove

La Dott.ssa Rossana Giove, ASL Milano, ha parlato della situazione della sua città dove sono presenti 3 ospedali e 3 istituti di pena. Se le attività specialistica sono di competenza ospedaliera, le ASL si occupano della tossicodipendenza in tutti gli istituti. L’ASL di Milano possiede un’esperienza, a livello multidisciplinare, più che ventennale sulla tossicodipendenza. Nel 2009 l’ASL ha preso in carico circa 3800 pazienti. Inoltre porta avanti, dal 1998, un progetto con il carcere di San Vittore (dove vengono ospitati 1700 detenuti su 700 posti disponibili) che consiste nell’attuazione di un servizio che permette di far transitare i tossicodipendenti direttamente in comunità invece che in carcere: se ospitare un tossicodipendente in carcere costa 200 euro al giorno, in comunità ne costa solo 70.

Giulio Starnini

Anche il dott. Giulio Starnini, dell’U.O.S. Protetta di malattie infettive in ambito penitenziario di Belcolle (VT), ha confermato l’importanza delle strutture ospedaliere nella garanzia della salute in carcere. Il Lazio è stata la prima regione in Italia a dedicare 40 posti letto in ospedale riservati alle persone in stato di detenzione (10 a Viterbo e 30 a Roma). La realtà ospedaliera permette poi l’utilizzo del personale interamente dedicato alla cura (evitando in tal modo i casi di terapie errate) e un grande risparmio di fondi, quantificabile in milioni di euro.
Salvo Fleres, Presidente della Confederazione Nazionale dei Garanti Regionali dei diritti dei detenuti, ha introdotto il tema dei frequenti episodi di violenza in carcere: per contrastarli il ruolo dei garanti risulta fondamentale, ma sono troppo pochi. Uno dei paradossi del nostro paese è che molte delle persone adatte a ricoprire il vuoto nel personale della polizia penitenziaria vengono indirizzati a svolgere lavori che potrebbero essere facilmente ricoperti anche da figure civili. Andrebbe poi aumentato il numero degli educatori negli istituti penitenziari. Un ultimo punto, di rilevanza decisiva: la detenzione non può essere la risposta per tutti i reati, dovrebbero essere effettuate delle differenziazioni, anche perché la maggior parte delle volte il ricorso a pene alternative risulterebbe più efficace.

Rossana Mori

Rossana Mori, Sindaco di Montelupo Fiorentino, ha evidenziato come negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari i detenuti siano completamente soli. Se l’ASL 11 sta facendo il possibile per prendersi cura di loro, il Comune di Montelupo, a partire dal 2004, ha attivato una serie di sinergie a livello territoriale riuscendo a dar vita ad una serie di strutture che concedono un po’ di libertà ai detenuti, come ad esempio un laboratorio dove lavorano 8 ore al giorno. Iniziative del genere risultano essere importanti per far riprendere loro rapporti con gli altri cittadini. Il re-inserimento nella società, seppur parziale, va incontro alle aspettative e le speranze di riscatto dei detenuti.

Bruno Benigni

Bruno Benigni, Fondazione Basaglia, ha cominciato elencando le cose belle che caratterizzano il nostro paese: una delle costituzioni più all’avanguardia del mondo; una riforma sanitaria eccellente; una legge sulla chiusura dei manicomi unica al mondo; la legge 328 che ha portato una riforma dello stato sociale importante; il welfare che permette uno sviluppo qualitativo del paese; il dpcm, unico nel suo genere, che consegna la sanità penitenziaria sotto la tutela del servizio sanitario nazionale. Tutte queste cose ci permettono di recuperare un certo ottimismo: il nostro è un paese che ha un’apertura verso gli altri e che rispetta i diritti delle persone. L’unico problema è che spesso tra leggi e realtà esiste un abisso. La condizione politico-sociale attuale è drammatica. La politica sicuritaria, in particolar modo, non fa altro che produrre detenzione ed emarginazione, scontrandosi peraltro con la mancanza di strutture. Si è giunti alla conclusione che più un carcere è chiuso tanto più la popolazione si sente al sicuro. È già stato dimostrato come fosse possibile curare le persone con disturbi psichiatrici senza reclusione. È arrivato il momento di fare una rivoluzione e l’occasione ce la dà proprio la riforma attuata. La competenza è passata in mano alle regioni. Ma quali sono le regioni che hanno attuato i piani obiettivo del dpcm? Poche. C’è un argomento fondamentale di cui ancora non si era parlato: la prevenzione. Quanti sono i dipartimenti di igiene pubblica entrati nelle carceri? E quanti vi hanno introdotto la medicina preventiva? La risposta è facile: nessuno. Il ruolo del forum deve aumentare, sviluppando una grande capacità di iniziativa. È necessario realizzare forum di livello regionale e recuperare un rapporto di fiducia con i detenuti per mettere in atto le buone pratiche. Un altro punto principale della riforma deve essere l’aggiornamento formativo degli operatori. Sono le regioni stesse a doversene occupare. Eppure regioni come la Sicilia (e così le altre a statuto speciale) non hanno ancora assunto responsabilità. L’unica soluzione sarebbe rivolgersi alla corte costituzionale: l’art. 120 della costituzione impone infatti alle regioni l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Fabrizio Rossetti

Per Fabrizio Rossetti, FP CGIL, il problema è che la riforma di cui il convegno discute cerca di sopravvivere in un paese che da più di dieci anni prova a cambiare le regole. Il probabile passaggio al federalismo è un ulteriore danno all’erogazione dei LEA. I piani di rientro economico intrapresi assumono sempre più valenze restrittive e costrittive: meno servizi e più tasse. Lo statuto dei lavoratori si è ormai trasformato nello statuto dei lavori, il primo a rimetterci in questo senso è anche il personale sanitario. È una riforma che prova a vivere insieme a un sistema di welfare ormai devastato. Il taglio degli enti locali provocherà un taglio dei servizi: la manovra toglierà al SSN circa 2 miliardi e mezzo di euro. Se le pubbliche amministrazioni dovranno licenziare il 50% dei dipendenti precari, i 2500 dei 5000 precari spostati a lavorare nelle carceri verranno licenziati.

Sandro Libianchi

Sandro Libianchi, Conferenza Stato Regioni, dopo aver portato i saluti del presidente Errani, ha lanciato un monito alle Regioni, essendo questa la fase più critica della manovra finanziaria. A tal proposito risulta importante il lavoro dei gruppi tecnici interregionali sulla salute in carcere e la loro divisione in due blocchi: uno che si occupi degli opg e un altro della sanità penitenziaria nel suo complesso. Degli opg dovrebbero occuparsi le regioni che ne ospitano le sedi: Sicilia, Lombardia Toscana, Emilia, Campagna. La risposta immediata per migliorare le cose è quella di fornire delle linee di indirizzo. I punti critici: le mancate risorse economiche, per cui le regioni sono costrette ad anticipare su un debito già certificato; l’attività ancora gestita dal Ministero della Giustizia; il diffondersi delle malattie.

Ferruccio Fazio

Il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha cercato di portare chiarezza in merito alla manovra finanziaria varata dal governo mettendo in luce che, eccetto il blocco dei contratti nel pubblico impiego, la sanità non verrà toccata. Il licenziamento dei precari è stato portato al 50% anche se c’è la volontà di limitare gli interventi sulle guardie mediche. Per quanto riguarda i fondi: nel 2009 sono stati trasferiti a favore della la sanità penitenziaria 335 milioni. Da sbloccare ancora è invece la situazione riguardante le Regioni a statuto speciale. Il Ministro ha poi voluto ricordare di essere a conoscenza delle gravi condizioni in cui si trovano gli istituti carcerari, cause e conseguenze di suicidi e aumento di tossicodipendenze.
L’On. Livia Turco, prendendo parola dopo il Ministro Fazio, ha voluto ringraziare quest’ultimo per le puntuali e continue risposte che offre ai quesiti gli vengono posti. Ha voluto poi ricordare la necessità di un’azione comune per migliorare la situazione. Apprezzata dall’On. Turco anche la decisa presa di posizione del Ministro di fronte alla presentazione del ddl Ciccioli sugli ospedali psichiatrici. C’è bisogno di riforme e non di ordinamenti che non fanno altro che arrecare danno.

Cesare Cursi

Il Sen. Cesare Cursi ha voluto ricordare come, in collaborazione con l’INMP e il prof. Morrone, da anni, si realizzino progetti e iniziative importanti sia a Roma che a livello nazionale. Il Senatore, sottolineando come tutte le realtà drammatiche gli stiano a cuore, e dal momento che ritiene doveroso fornire assistenza a chi soffre, è pronto a trovare un punto di incontro per potenziarle strutture penitenziarie. Ha poi accennato alla disparità di trattamento in base al luogo di nascita: la fortuna di una persona si lega indissolubilmente alla Regione in cui vive anche se poi non è assolutamente vero che le Regioni che più spendono raggiungono un’eccellenza migliore.

Livia Turco

L’On. Livia Turco ha infine concluso il convegno evidenziando come i fondi, cui faceva riferimento il Ministro Fazio, facessero parte del dpcm in relazione al trasferimento delle competenze da un Ministero all’altro. Proprio l’effettivo trasferimento dei fondi sarà uno dei punti su cui far battaglia. Il neo presidente del forum ha poi voluto sottolineare come sia emersa una certa positività dall’incontro: rendere la sanità un reale bene comune non può prescindere dal lavoro di squadra. Il sovraffollamento nelle carceri dipende da molti fattori, tra cui le leggi. I punti concreti emersi sono: il grande impegno che serve per correggere la manovra; importante sarà realizzare linee guida, senza cui non si potrebbero raggiungere gli obiettivi di salute preposti: devono diventare parte organica del servizio sanitario nazionale. Per migliorare la situazione c’è bisogno del lavoro congiunto tra maggioranza e opposizione e il coinvolgimento dei comuni, delle regioni e di tutti gli attori coinvolti.