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"Incontro al futuro: percorsi e progetti dei figli dell’immigrazione" - 5° incontro del XV Corso Internazionale di Medicina Transculturale

Incontro al futuro: percorsi e progetti dei figli dell’immigrazione

Giovedì 27 maggio, presso l’INMP, si è tenuto il 5° incontro del XV Corso Internazionale di Medicina Transculturale, "Incontro al futuro: percorsi e progetti dei figli dell’immigrazione".
Oggetto dell’incontro, coordinato dalla dott.ssa Paola Scardella, INMP, è stato una analisi delle problematiche che quotidianamente i figli dell’immigrazione si trovano costretti ad affrontare, sia sotto l’ aspetto prettamente giuridico, sia sotto quello legato alla costruzione del sé e dei rapporti sociali. Questo all’interno di una legislazione divisa, dove gli ordinamenti nazionali oscillano tra due istituti: lo ius sanguinis e lo ius soli. Espressioni giuridiche, queste, che assumono rilevanza nel campo dell’acquisizione della cittadinanza. La prima a seguito della nascita da un genitore che ne è in possesso, in contrapposizione allo ius soli che presuppone invece una concezione soggettiva della cittadinanza. L’INMP a tale riguardo offre un servizio dedicato ai minori e ai loro nuclei familiari, a minori non accompagnati e/o richiedenti asilo, a vittime di tratta. L’équipe, di tipo interdisciplinare, lavora in collaborazione con i servizi socio assistenziali territoriali, le scuole, il Tribunale dei Minori.

Massimiliano Fiorucci

Tra i vari interventi, Massimiliano Fiorucci, Università Roma Tre, ha offerto una approfondita lettura sul tema del rapporto tra scuola ed educazione interculturale, presentando alcuni dati del Ministero della Pubblica Istruzione in merito alla presenza degli alunni stranieri nelle scuole italiane. A fronte di una presenza sul territorio italiano di circa 700 mila studenti stranieri, il 37 per cento è costituito da studenti nati in Italia. Il 73,3 per cento del totale frequenta la scuola di infanzia, mentre il 45 per cento quella quelle di secondo. Per quanto invece attiene lo scarto tra i tassi di promozione, tra alunni italiani e stranieri, questo è pari al 4,6 per cento nelle scuole primarie e all’8 per cento in quelle secondarie. Le azioni da intraprendere al fine di programmare una educazione di tipo interculturale, vanno ad interessare i primaria. Per quanto riguarda i bambini della seconda generazione, la frequenza scende al 18,8 per cento per le scuole di primo grado e al 7,5 per cento per seguenti ambiti: mediazione linguistico culturale; attività interculturali; insegnamento della letteratura attraverso una rilettura in chiave interculturale; lavoro in equipe.

Mohamed Tailamun

Mohamed Tailamun, Rete G2, ha presentato un documentario breve, girato nel 2006 a Roma presso il centro sociale Angelo Mai occupato. Oggetto del documentario è stato la percezione del sé delle persone immigrate di seconda generazione, ovvero i figli nati a Roma da genitori immigrati. La finalità è stata quella di denunciare una legislazione che ostacola l’integrazione delle persone nate in Italia, in primis non riconoscendo loro la cittadinanza. Questo comporta una esclusione dalla possibilità di partecipare attivamente alla società di cui si è parte. Una negazione del riconoscimento identitario delle persone. Un milione di cittadini, cosiddetti di seconda generazione, è infatti estromesso dal diritto di voto, mentre si sale a 3 milioni per gli immigrati di prima generazione.

Laura Piombo

Laura Piombo, INMP, ha proposto il tema dell’applicazione diretta di strategie, al fine di fornire strumenti culturali agli insegnanti, senza cristallizzare la persona all’interno della sua cultura di origine. Questo attraverso l’alimentazione transculturale. I paesi rappresentati nelle classi italiane sono ad oggi oltre 180. La distribuzione degli alunni di nazionalità straniera si concentra al centro nord del territorio; di questi, 233 mila sono nati e cresciuti in Italia. I servizi educativi occupano dunque una posizione fondamentale nel passaggio da una cultura di origine ad un'altra, non in una direzione univoca, bensì come scambio tra tutti gli studenti. In questo le regole legate all’alimentazione possono fornire importanti informazioni in merito. L’alimentazione diviene quindi terreno di incontro e di scambio, dove conoscere cosa si mangia vuol dire conoscere anche la storia, l’economia, la geografia, la cultura stessa di un paese. Per questo l’INMP ha avviato nel corso degli anni diversi progetti all’interno delle scuole, finalizzati alla educazione interculturale attraverso l’alimentazione. Si è partiti nell’a.s. 2003/2004 con il progetto “Il mondo in un boccone”, indirizzato alla formazione di insegnanti delle scuole primarie. Nel 2005/2006 assieme al Comune di Roma è stato avviato il progetto “A tavola nel Mediterraneo: una dieta, molte culture”. Il progetto, indirizzato a tutte le scuole di infanzia e del primo ciclo delle elementari, si è posto come obiettivo quello di contribuire alla diminuzione del tasso di obesità infantile, utilizzando come strumento un gioco interattivo, finalizzato all’adozione di una differente visione di dieta mediterranea, rielaborata attraverso modelli culturali altri. “Mille modi per crescere” ha coinvolto gli operatori degli asili nido, nell’anno scolastico 2006/2007, al fine di fornire strumenti per l’accudimento di bambini di culture altre. Questo progetto ha evidenziato il ruolo fondamentale della figura del mediatore culturale nella formazione scolastica. A seguire, “Ogni mese un paese” -anno scolastico 2007/2008- si è posto l’obiettivo di inserire 8 menù etnici nella ristorazione scolastica. E’ inoltre stata prodotta una collana di 8 opuscoli in relazione ai paesi interessati. L’ultimo progetto realizzato, “Intergustando: l’incontro dei gusti e il gusto dell’incontro”, ha focalizzato il suo intervento sull’educazione alimentare transculturale all’interno delle scuole primarie e secondarie della Regione Lazio, per gli anni 2008/2010. Al progetto era collegato il Concorso “MI Piace un Mondo”.

Marco Wong

Marco Wong, Associna, ha illustrato la nascita dell’Associazione Associna, offrendo inoltre un’analisi di tipo socio antropologico in merito alla costruzione dell’identità dei giovani ragazzi cinesi di seconda generazione. Poiché gli immigrati di lingua cinese fanno molta più fatica nel processo di apprendimento della lingua italiana (a causa del diverso sistema alfabetico), Associna ha avviato un progetto di alfabetizzazione, inserito all’interno di un contenitore più ampio, volto alla facilitazione della socializzazione dei figli di immigrati cinesi. Il contesto all’interno del quale questi sono inseriti, è infatti a volte quello di una famiglia che non comprende le difficoltà di inserimento dei loro figli, poiché sottovaluta le conseguenze di una forte differenza tra la propria cultura (differenza che si evidenzia anche nell’ambito del sistema scolastico) e quella del territorio nel quale si sono trasferiti. Ciò rischia di portare i ragazzi a forti situazioni di disagio, che sfociano in azioni quali l’abbandono scolastico, fino ad arrivare a forme di violenza verso l’esterno (baby gang, che aiutano il ragazzo, in modo deviante, a sentirsi parte riconosciuta di un gruppo), per giungere all’atto estremo del suicidio.

Sotto il Celio Azzurro - locandina

Graziella Bildesheim e Massimo Guidotti, “Celio Azzurro”, hanno presentato il film documentario “Sotto il Celio Azzurro”, di Edoardo Winspeare. Celio Azzurro è un centro interculturale, situato nel centro della città di Roma, che accoglie bambini dai tre ai sei anni provenienti da tutti i paesi del mondo, Italia compresa. Il centro è stato inaugurato il 1 giugno 1990, grazie ad un finanziamento del Comune di Roma, ed è stato il primo centro interculturale in Italia destinato all’infanzia immigrata. Dalla sua inaugurazione è stato frequentato da oltre settecento bambini di diversa nazionalità. Il centro lavora per offrire una normale vita scolastica a tutti coloro i quali si ritrovano da poco nella città di Roma, e per testimoniare una convivenza possibile vissuta nel rispetto, nello scambio e nella valorizzazione delle culture che i bambini e le loro famiglie rappresentano. Il film documentario illustra situazioni ad oggi poco conformi alle norme vigenti. Inoltre il gruppo educativo stesso è “spaesante”, in primis per la forte presenza di figure maschili, quindi per la partecipazione richiesta dei genitori alle attività del centro. L’intercultura è infatti vissuta come curiosità ed approccio aperto, l’uno nei confronti dell’altro, dove sia ai genitori che agli insegnanti deve essere data la possibilità di raccontarsi. Questo in un’ottica in cui è ben chiaro il progetto relativo al tipo di generazione che si vuole contribuire a formare.