Diminuisci la dimensione del carattere Aumenta la dimensione del carattere    Ripristina la dimensione del carattere

GBC Award 2008 Al ‘Progetto Malaria Tigray’, innovativa collaborazione pubblico-privato, menzione speciale ai Global Business Coalition Award

GBC Award

Il ‘Progetto Malaria Tigray’ ha ottenuto una menzione speciale nell’ambito del GBC Award 2008, prestigioso riconoscimento che la ‘Global Business Coalition on HIV/AIDS, Tuberculosis and Malaria’ attribuisce ogni anno alle più efficaci iniziative promosse dal settore privato per combattere queste malattie. La consegna del premio avverrà il 9 giugno a New York, in una cerimonia alla presenza del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon.
Il Progetto Malaria Tigray, realizzato nel biennio 2005-2007, è il frutto di una collaborazione tra Novartis Italia, l’allora Ministero della Salute italiano (ora Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali), il Ministero della Salute dello stato etiopico del Tigray, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’Ospedale San Gallicano (IRCCS) di Roma, attualmente confluita nell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) e l’Ospedale Dermatologico Italiano di Makallé, Tigray.

Il Progetto Malaria Tigray, del valore di 525.000 dollari – 400.000 messi a disposizione da Novartis Italia e 125.000 dal Governo italiano (attraverso l’OMS) – si è sviluppato in una vasta area rurale, a endemismo malarico, e ha coinvolto complessivamente circa 240.000 persone, distribuite in oltre 120 villaggi. È consistito in un capillare programma di prevenzione, diagnosi precoce, cura e formazione, che ha visto la partecipazione attiva delle popolazioni interessate, responsabilizzate non solo nel monitoraggio della malattia ma anche nella diffusione della terapia. Il trattamento adottato è costituito dal farmaco Coartem®,
l’associazione fissa a base di artemisinina che rappresenta oggi uno dei trattamenti antimalarici di riferimento.
Elemento qualificante del Progetto Malaria Tigray è stata la formazione di operatori sanitari locali, i Community Health Worker (CHW), ai quali è stato affidato il compito di identificare direttamente nei villaggi i pazienti affetti da malaria e di trattarli tempestivamente con compresse di Coartem® (artemetere/lumefantrina 20 mg/120 mg). Il coinvolgimento dei CHW è stato un fattore decisivo per ottimizzare l’utilizzo del farmaco e monitorare i livelli di espansione e progressione della malattia. Anche grazie al loro contributo, nei due anni del progetto sono state oltre 130.000 le persone trattate, e già al termine del primo anno si è registrata, nell’area interessata, una riduzione del tasso di mortalità da malaria pari al 52%.

Global Business Coalition on HIV/AIDS, Tuberculosis and Malaria (GBC)
È un’alleanza di oltre 220 imprese multinazionali, impegnate a mantenere a livello di priorità globale la lotta contro l’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria. I membri dell’alleanza condividono le informazioni che provengono dalle esperienze dirette di lotta a queste malattie e GBC fornisce un sostegno adeguato affinché le società possano assumere un ruolo attivo nel contrastare la diffusione delle epidemie. GBC organizza anche iniziative comuni tra le società e stabilisce collaborazioni tra i settori privato e pubblico in modo da aggregare talenti e risorse. Ufficiale punto focale della delegazione del settore privato per il Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria, GBC ha i suoi uffici a New York, Parigi, Johannesburg, Pechino, Ginevra, Nairobi, Mosca e Kiev. Per maggiori informazioni, http://www.gbcimpact.org.

Coartem
Coartem è la prima associazione fissa pre-qualificata dall’OMS di artemetere, un derivato dell’artemisinina, e lumefantrina (ACT). È un antimalarico di alta efficacia ed elevata tollerabilità, in grado di assicurare un tasso di guarigione superiore al 95%, anche nelle aree caratterizzate da multi-resitenza ai farmaci. È indicato per il trattamento della forma non complicata di malaria da Plasmodium falciparum, la specie più pericolosa di malaria. L’artemisinina è una sostanza che deriva dall’Artemisia annua, pianta usata per secoli nella medicina tradizionale cinese per curare la febbre. Un ACT è un’associazione di due o più farmaci (uno dei quali derivato dell’artemisinina) che hanno differenti modi di agire e differenti target metabolici nel parassita. Gli studi hanno mostrato che l’uso di due o più farmaci in associazione ha il potenziale di ritardare lo sviluppo della resistenza nelle aree a bassa trasmissione. Si stanno studiando le potenzialità degli ACT nel ritardare lo sviluppo di resistenze in aree a intensa trasmissione.

------ ----- ----- ----- ----- ---- ---- ---- ---- ---- ---- ---- ---

Africa immagine 1

La malaria è una delle malattie tropicali più serie e pericolose nel mondo. Chiamata anche paludismo (l'etimologia deriva dalla convinzione che la malattia fosse provocata dai miasmi provenienti dalle zone paludose) è una parassitosi causata da protozoi del genere Plasmodium (Regno Protista, Phylum Apicomplexa, Classe Sporozoea, Ordine Eucoccidiida) che si contagia all’essere umano tramite il vettore delle zanzare, attive principalmente all’alba e al tramonto. La maggior parte delle infezioni malariche sono dovute a quattro specie di plasmodio: il falciparum, il vivax , l’ovale e il malariae. In Africa settentrionale la malaria è poco presente e predomina il plasomodio vivax, in Africa centrale e orientale predomina invece il falciparum, ma è presente anche il vivax. In Africa occidentale predomina il falciparum, ma è molto diffuso anche il ovale. Nelle isole dell'oceano Indiano e nel Sudest Asiatico predomina invece il plasmodio falciparum, ma sono presenti anche il vivax e il malariae. Nel subcontinente indiano predomina il plasmodio vivax, ma è presente anche il falciparum e infine nelle isole dell'oceano Pacifico e in America centrale sono presenti sia il plasmodio vivax, sia il falciparum, molto più diffusi in Amazzonia.
La malaria è la più importante parassitosi e la seconda malattia infettiva al mondo per morbidità e mortalità dopo la tubercolosi, con 500 milioni di nuovi casi clinici all’anno (90% in Africa tropicale) e 2,5 milioni di morti all’anno, soprattutto bambini africani sotto i cinque anni. Il 40% della popolazione mondiale, circa tre miliardi di persone, vive in zone endemiche alla malaria. Toccati dal fenomeno sono quindi 107 paesi e territori delle regioni tropicali e subtropocali ma la zona che è colpita in modo più significativo è l’Africa subsahariana, sono infatti 350-500 milioni i casi di malaria clinica riscontrati ogni anno e circa un milione di decessi sono imputabili a questa piaga.
Quali sono i sintomi della malaria? All’interno dell’ospite umano, il parassita si modifica passando attraverso diversi stadi di sviluppo e riuscendo a eludere le difese del sistema immunitario infetta i globuli rossi e il fegato, fino a raggiungere una forma che è capace di infettare un’altra zanzara quando punge la persona malata. Circa due settimane dopo essere stato ‘ospitato’ dalla zanzara, e avere subito ulteriori trasformazioni, il plasmodio è nuovamente pronto a infettare un altro essere umano. I sintomi della malattia appaiono da 9 a 14 giorni dopo la puntura da parte della zanzare infetta e sono tipicamente febbre alta, mal di testa, vomito, sudorazioni e tremori e altri sintomi simili a quelli dell’influenza. La malaria arriva a uccidere distruggendo i globuli rossi e quindi causando una forte anemia e ostruendo i capillari che irrorano il cervello (in questo caso si tratta di malaria cerebrale) o altri organi vitali. Tipicamente, i sintomi della malaria si presentano ciclicamente seguendo il ciclo stesso di riproduzione e moltiplicazione del parassita. In qualche caso, però, il plasmodio falciparum può uccidere, se non trattato, senza dare i sintomi ciclici.

I plasmodi sono diventati fortemente resistenti a quasi tutti i farmaci che sono stati prodotti per combatterli, così come a numerosi insetticidi utilizzati per disinfestare le zone malariche. La resistenza alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso, è ormai comune in tutta l’Africa sudorientale. Nelle stesse zone si è ormai affermata una forma di resistenza anche a un altro farmaco, alternativo alla clorochina e altrettanto economico, la sulfadossina-pirimetamina. Molti paesi sono così costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci molto più costosi. Sul fronte vaccini, la ricerca non ha ancora prodotto un vaccino effettivo anche se esistono diversi possibili candidati su cui gli scienziati stanno lavorando, soprattutto grazie al completamento della sequenza genomica del plasmodio.

Esistono però numerose misure di prevenzione e di profilassi a basso costo, che vengono promosse soprattutto nei paesi africani dalla global partnership Roll Back Malaria coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che vede riunite più di 90 istituzioni internazionali nel tentativo di dimezzare il numero di malati di malaria entro il 2010. L’uso di zanzariere trattate con insetticidi e di trattamenti preventivi a intermittenza con farmaci antimalarici può significativamente ridurre l’incidenza della malattia nelle zone endemiche, sia tra i bambini che tra le donne in gravidanza, soggetti particolarmente vulnerabili. Una diagnosi accurata e precoce inoltre è una delle chiavi per gestire in modo efficace la malattia. Attualmente la pratica diagnostica si basa su due approcci, quello clinico che identifica i sintomi della malattia, e quello che isola e riconosce l’agente causale, utilizzando test immunocromatografici o, molto più comunemente, con osservazioni al microscopio. Una rapida risposta all’insorgenza, con trattamento farmacologico con i farmaci più recentemente sviluppati e dati in combinazione, in alternativa alle monoterapie tradizionali, può significativamente ridurre il numero di morti. L’uso esteso e poco controllato di terapie a base di chinolina e di antifolati ha contribuito ad aumentare lo sviluppo delle resistenze.

Africa - immagine 2

Ma perché la malaria uccide principalmente i bambini? Nelle aree endemiche i bimbi sono protetti per i primi sei mesi dall’immunità passiva materna, data dagli anticorpi ereditati dalla madre, poi si ha una progressiva acquisizione di una "semi-immunità", per successive esposizioni alle infezioni del plasmodio, tuttavia si hanno ricorrenti attacchi di malaria, dall’età di pochi mesi fino a 5-10 anni, prima di raggiungere uno stato di semi-immunità. Molti bambini per questo soffrono di ritardo di crescita e altri muoiono. Se i bimbi sopravvivono, mantengono la semi-immunità per continue reinfezioni, per tutta la vita, finché risiedono in area endemica. La semi-immunità può calare temporaneamente durante la gravidanza (con conseguenza anche drammatiche, soprattutto nelle primigravide) e si attenua col tempo negli individui che abbandonano le zone endemiche (scompare dopo 2 anni di distanza). Questa viene considerata una semi-immunità perché durante la vita si hanno ugualmente ricorrenti episodi di parassitemia, di breve durata e bassa carica, per lo più asintomatici o con pochi sintomi. Mutazioni dell'emoglobina (S,C, beta e alfa talassemie), degli enzimi glucosio-6-fosfato deidrogenasi e piruvato chinasi, proteggono dalle forme gravi di malaria provocate da P.falciparum in portatori eterozigoti e nel caso dell'emoglobina C soprattutto in omozigosi. Le particolari proprietà delle catene dell'emoglobina e le condizioni di stress ossidativo provocate dell'infezione stessa, possono provocare l'emolisi degli eritrociti ostacolando la maturazione dei trofozoiti. Nonostante queste mutazioni siano dannose (quasi sempre in omozigosi sono letali), grazie alla protezione conferita nei confronti della malaria si trovano ad alte frequenze in popolazioni che vivono in zone endemiche (o ex endemiche) per malaria (bacino del mediterraneo, Africa sub-sahariana, sud-est asiatico). Tranne per l'emoglobina C,in queste popolazioni la frequenza delle mutazioni di resistenza è comunque destinata ad arrivare ad un valore di equilibrio (intorno al 15-20%) che rispecchia lo svantaggio dovuto alla letalità della mutazione ed il vantaggio rispetto alla malaria. Nelle zone non malariche, queste mutazioni generalmente sono molto rare o assenti poiché la loro letalità non è controbilanciata da effetti positivi.